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È morto Imer l’ultimo dei Pattacini Era figlio di Tienno e fratello di Iller

Giulia Bassi
È morto Imer l’ultimo dei Pattacini Era figlio di Tienno e fratello di Iller

La notizia tenuta segreta. Oggi il funerale in forma privata L’amico Dall’Aglio: «Un uomo forte, di talento e generoso»

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BIBBIANO. Se n’è andato in sordina. Gli amici più cari nemmeno lo sapevano. Si dice che abbia preso accordi per avere i funerali più dimessi e con minor clamore. Forse anche questo nostro ricordo scritto lo avrebbe disturbato.

Ma non possiamo non comunicare la scomparsa di Imer Pattacini, l’ultimo di una dinastia di musicisti di razza nativi di Barco, il cui padre fu il leggendario Tienno, portabandiera del folklore emiliano eseguito in tutta Italia e all’estero, nonché autore del famoso “Battagliero” il valzer più eseguito in assoluto. La notizia, dunque, non è stata diffusa: infatti, sia Francesco Gualerzi, leader dell’Officina del Battagliero, sia Adelmo, il chitarrista, sono rimasti molto colpiti quando glielo abbiamo comunicato. Così come Mirco Ghirardini, clarinettista di fama, musicista dell’Officina del Battagliero, oltre che fondatore e direttore dell’Usignolo, complesso che spesso esegue musica dei Pattacini.

«Imer è stato un clarinettista e sassofonista talentuoso che ha compiuto gli studi al Conservatorio di Parma – afferma Ghiradini –. Agli inizi aveva fondato un’orchestra, ma con il passare del tempo ha preferito dedicarsi al teatro, componendo delle musiche per alcuni spettacoli del Teatro Due di Parma».

A questo proposito, il regista dello Stabile e suo coetaneo Gigi Dall’Aglio, addolorato per la morte dell’amico ed ex collaboratore del teatro, così commenta: «Sono molto sorpreso. Avevo in mente Pattacini come un uomo forte… Mi dava l’idea che sarebbe dovuto morire più tardi. Ed era una persona generosa; quando lavorava, il suo impegno era totale. Ha composto delle musiche per nostri spettacoli e anche per il Teatro delle Briciole, intorno alla metà degli anni ’70. Penso ad un “Gargantua e Pantagruel” per il quale, oltre a scrivere la musica, la eseguiva e dirigeva una piccola orchestra. Ricordo la sua rapidità, anzi era furioso e, se al regista non andava bene, buttava via tutto e rifaceva da capo, lì seduta stante! Quando smise di lavorare per noi, ci si vedeva ogni tanto a bere un bicchiere. Impressionava la sua figura gigantesca, che quando c’era si piazzava in mezzo all’azione scenica».

Fratello più giovane di Iller, con il passare del tempo provava non poca malinconia pensando «alla perdita della memoria dei profumi, dei sapori della musica del passato. Chi si ricorda più del folclore emiliano? E chi è in grado di suonare valzer, mazurche, polche “alla Pattacini?”». Così scriveva Imer in un ricordo del padre.

Imer Pattacini abitava a Barco. Il funerale si tiene oggi in forma strettamente privata. —

Giulia Bassi

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