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«Il dolore della violenza assistita Così ci occupiamo dei minori»

Am.P.
«Il dolore della violenza assistita Così ci occupiamo dei minori»

L’associazione Nondasola ha istituito un percorso ad hoc per consentire alle donne con figli di ritrovare la serenità 

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IL PROGETTO

La Casa della Donne, istituita dall’associazione e centro antiviolenza Nondasola nel 1997, in oltre vent’anni ha accolto quasi 400 vittime della violenza di genere. Molte le mamme con figli che trovano rifugio nella struttura protetta dopo aver visto in faccia la brutalità quotidiana, spesso consumata davanti agli occhi degli innocenti.

«Noi ci occupiamo in primis delle donne, non abbiamo competenza sui minori – ha premesso la presidente di Nondasola Silvia Iotti – Tuttavia l’esperienza ci ha spinto ad allestire un progetto, rivolto alle coppie mamme-figli, dedicato al superamento della violenza assistita».

Il progetto, dall’esplicito titolo “Mentre i figli e le figlie guardavano”, è stato organizzato grazie al contributo dei fondi Otto per mille della Chiesa Valdese e parte «da una riflessione strutturata e da uno sguardo particolare su questo ambito, a partire dalle esigenze emerse nell’incontro quotidiano con le vittime – ha proseguito Iotti – Sappiamo che i minori che hanno assistito, loro malgrado, a violenze protratte nel tempo pagano un prezzo molto alto, anche se le mamme fanno i salti mortali per proteggerli. Anzi spesso proprio il mito della famiglia unita, che fa tacere le donne, provoca gravi conseguenze».

Iotti precisa che il progetto non ha nulla a che fare con l’assioma, ormai consolidato, che il minore spettatore di violenza ha alte probabilità di diventare da adulto a sua volta un violento, replicando un modello errato.

«Questa è prerogativa degli psichiatri. Il nostro progetto, più semplicemente, mira a far ritrovare la serenità a mamme e figli, per supportarli nel tentativo di elaborare passaggi dolorosi. Nel caso delle madri c’è anche la necessità di riappropriarsi della loro genitorialità, un percorso facilitato dalle operatrici formate». I bambini, invece, devono tornare tali. «Ovviamente per i minori usiamo un linguaggio diverso: come ad esempio laboratori e giochi insieme, in un contesto accogliente e sicuro. Si tratta di un investimento fondamentale per far sì che le ferite possano rimarginarsi e le vittime possano riorganizzare la loro vita». —

Am.P.

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