Ragazzino telefona ai carabinieri e denuncia il papà «Picchia mamma»
Il figlio di 12 anni ha avuto la forza di dire «basta» Il 40enne, che da anni pestava la moglie, è stato arrestato
«Aiuto, il papà sta picchiando la mamma». Questa la telefonata fatta da un dodicenne che ha chiamato il 112, scoperchiando così una terribile vicenda familiare. La madre del ragazzino è stata costretta per anni a subire soprusi, umiliazioni, botte e perfino rapporti sessuali davanti ai due figli.
In questa ennesima storia di pestaggi domestici risalta la sofferenza dei minori, spettatori di scenate che nemmeno un adulto potrebbe sopportare.
Da quella notte è partita l’indagine dei carabinieri della stazione di Novellara, che hanno raccolto prove a carico del padre-padrone, che aveva reso la vita un inferno ai familiari. Il pm Valentina Salvi, che ha coordinato gli approfondimenti investtigativi, ha chiesto e ottenuto dal Gip Luca Ramponi un provvedimento restrittivo, eseguito dai militari che hanno arrestato il 40enne, ora detenuto nel carcere della Pulce.
L’uomo è accusato di una sfilza di reati: maltrattamenti in famiglia aggravati, lesioni personali aggravate, violenza sessuale aggravata e consumata.
La vicenda inizia alle tre di notte del 29 agosto scorso, quando l’operatore del 112 ha ricevuto una richiesta di inttervento. Dall’altra parte della cornetta una voce infantile ha riferito che aveva bisogno di aiuto perché il padre stava pestando la madre.
Il carabiniere della compagnia di Guastalla ha cercato di calmare il piccolo, annotando l’indirizzo, e lo ha rassicurato: «Arriviamo subito». Quando, pochi minuti dopo, una pattuglia è giunta all’abitazione indicata, ha trovato il bambino e il padre – quest’ultimo ubriaco – in attesa in strada. Il genitore ha detto che la moglie non si sentiva bene e alla domanda se l’avesse picchiata ha negato: «Mentre dormivo le ho dato inavvertitamente dei calci». Una versione tutt’altro che soddisfacente. «Vi porto io dalla mamma», ha fatto strada il figlio. I militari sono entrati all’interno dell’abitazione, dove in una camera hanno trovato la donna distesa sul letto e abbracciata all’altro figlio più piccolo: aveva un occhio gonfio ed era in stato di shock.
È stato il dodicenne, senza dubbio più maturo della sua età, a pensare ad allontanare il fratellino e a raccontare che quella violenza in piena notte era ormai diventata un’abitudine: il marito, che non voleva che la moglie casalinga si riposasse quando lui aveva faticato tutto il giorno, era solito svegliarla in piena notte a suon di pugni, schiaffi e calci.
I due figli sono stati affidati ad alcuni parenti. La donna è stata accompagnata al pronto soccorso e in seguito sottoposta ad audizione protetta, mentre è partita la procedura prevista dalla normativa “Codice Rosso”, con l’apertura di un fascicolo da parte della Procura.
I carabinieri, per tramite del dodicenne, hanno convinto la moglie – fino a quell’episodio paralizzata dalla paura – a raccontare come la trattava quel marito-padrone. E gli investigatori hanno ricostruito l’orrore quotidiano tra quelle mura domestiche, che andava avanti almeno da quando si erano sposati, 15 anni fa in patria, peggiorando via via dopo il trasferimento in Italia. La donna – che l’uomo considerava una sua proprietà, «con lei faccio quello che voglio» – veniva costantemente insultata («non sai fare niente»), minacciata di morte (per essere più convincente lui brandiva un’ascia), presa a calci e pugni, oltre alla “tortura” di impedirle di prendere sonno.
Fin qui, siamo nell’ambito della dilagante violenza di genere. Agghiacciante l’aspetto dell’intimità negata: la moglie doveva sottostare alle “voglie” del marito anche quando non se la sentiva proprio, ad esempio appena tornata a casa dopo il parto con i punti freschi di cesareo.
Soprattutto la vittima ha riferito che il 40enne manesco la costringeva ad atti sessuali anche completi davanti ai figli, nonostante lei lo supplicasse di appartarsi.
Anni e anni di una prigionìa familiare che, ora che il 40enne è dietro le sbarre non più in grado nuocere, si sono interrotti. La madre e i figli ora sono stati collocati in una struttura protetta. Del caso sono stati interessati i Servizi sociali. —
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