Il paracadutista al Mapei trattato da tifoso Denuncia per invasione di campo e Daspo
Secondo la Digos l’atterraggio è stato intenzionale. Il 36enne milanese ha sorpreso tutti planando in campo dal cielo
Denunciato per invasione di campo e Daspo. Nel giro di 48 ore sono arrivate le conseguenze penali per il paracadutista milanese di 36 anni protagonista del fuoriprogramma di domenica scorsa al Mapei Stadium.
Una punizione per il jumper di fede interista, che è atterrato placidamente nella Fort Knox calcistica.
Durante la partita di serie A Sassuolo-Inter (finita 3-4) il giovane è piovuto dal cielo atterrando a pochi metri dal cerchio del centrocampo, sul lato della tribuna est, tra lo stupore generale e le urla e gli applausi dei tifosi («bravo!», «sei grande!», «facci vincere!»), ai quali lo sconosciuto ha risposto inchinandosi.
Il caso ha voluto che in quel momento i giocatori fossero assiepati nell’altra metà del campo, per tirare un rigore appena fischiato. Il giovane in tuta alare, con tela al seguito, è stato portato via dagli stewart in pochi secondi.
Nessuna conseguenza di rilievo, neppure l’interruzione della partita che già era fortunosamente in stallo, se non la constatazione che l’episodio ha messo in evidenza una falla nel sistema di sicurezza.
È bastato un esperto dell’aria, decollato dal Campovolo distante appena un chilometro, per dribblare l’imponente protocollo che il 20 ottobre scorso, come ogni domenica, ha schierato al Mapei 140 uomini delle forze dell’ordine tra questura, carabinieri e guardia di finanza.
Nessuno poteva immaginare ciò che sarebbe accaduto, per il semplice motivo che non esistono precedenti: è la prima volta che la “minaccia” – ammesso che così la si possa definire – arriva da 4.200 metri d’altezza. Resta la bizzarria di attribuire a un paracadutista sanzioni e procedimenti amministrativi pensati per gli ultrà più sfegatati; ma tant’è, questo offre il ventaglio legislativo.
Nell’immediatezza del fatto il paracadutista, controllore di volo e incensurato, si è cosparso il capo di cenere, affermando che si è trattato di un errore. «Sono finito fuori traiettoria dopo una serie di manovre acrobatiche, mi sono diretto verso la prima superficie sicura e quando ho realizzato che era uno stadio era troppo tardi», ha dichiarato il giovane.
La Digos della polizia, che lo ha ascoltato a lungo, evidentemente non gli ha creduto: l’esperienza del 36enne (con oltre 900 lanci in un decennio) e il particolare di essere un tifoso dell’Inter (sui social condivide pagine come “Pazza Inter amala”, “Inter Girls”, “Inter Fuorigioco” e l’official page del Club), anche se pare non essere un frequentatore di stadi – piuttosto un amante degli sport, compresa la bici da corsa e la subacquea – hanno fatto concludere per il gesto dimostrativo volontario.
«Noi abbiamo raccolto elementi di responsabilità in ordine all’ipotesi di reato, seguirà un breve contraddittorio», ha dichiarato il vicequestore Domenico De Iesu.
Mentre la proposta Daspo (si vedrà se di 3, 5 o 10 anni) è stata una iniziativa del questore Antonio Sbordone «in quanto l’azione portata a termine poteva arrecare grave rischio per l’incolumità del pubblico e dei calciatori». —
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