Va tutto bene purché si faccia “lontano da casa mia”
I vecchi marxisti l’avrebbero chiamata “contraddizione in seno al popolo” per sottolinearne l'ardua solubilità. Oggi si preferisce evocare la “sindrome Nimby”, che spinge ad approvare certe scomode soluzioni dei problemi ambientali purché non si facciano nel mio cortile di casa (not in my backyard). È il caso, ad esempio, della tangenziale di Rubiera.
Tutti ne ammettono la necessità, ma i cittadini di Bagno a buon diritto la vogliono far passare a Nord, lontano dalle loro abitazioni, quelli di Rubiera e San Faustino sostengono con pari legittimità il percorso a Sud.
È il caso dell’impianto di biometano. Si fa fatica a confutare l’utilità ecologica e la convenienza economica di una tecnologia che consente di evitare la combustione di un rifiuto, trasformandolo anzi in una risorsa energetica e in un concime. La si potrebbe confutare solo mettendo in dubbio la buona fede dei ricercatori che sostengono l’utilizzabilità del compost anche per la filiera del Parmigiano Reggiano.
È però comprensibile l’ostilità degli abitanti di Gavassa, da sempre considerata la più svantaggiata tra le frazioni del forese, che dovrebbe vedersi aggiungere i miasmi dell’impianto alla cronica copertura nebbiosa. I Verdi propongono di localizzarlo a Mancasale, ma si può dubitare che i mancasalesi siano d’accordo. Suggeriscono, poi, di privilegiare il compostaggio domestico, senza considerare che i privati, oltre a non produrre biogas, scaricano molto scarto vegetale e rifiuto organico, ma riescono a generare e utilizzare il compost solo nei pochi casi in cui dispongono dello spazio necessario e di un orto concimabile.
Sarà bravo chi riuscirà, come si suol dire, a trovare la quadra.
In ogni caso si continuerà a trasformare proficuamente questi rifiuti o nei pressi di Reggio o in altre province, come avviene attualmente con più alti costi di trasporto. —
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