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’Ndrangheta, Delrio alla commissione: «Mai fatta campagna elettorale a Cutro»

’Ndrangheta, Delrio alla commissione: «Mai fatta campagna elettorale a Cutro»

Il capogruppo Pd davanti all’organo parlamentare d’inchiesta «Io non sono citato nella sentenza del processo Aemilia»

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REGGIO EMILIA. «La sentenza Aemilia dice chiaramente chi è stato connivente e chi non è stato. La macchina del fango non va alimentata. Non mi pare che il mio nome sia mai citato in alcuna pagina della sentenza. La mia visita a Cutro è stata una visita istituzionale di 24 ore. Il mio giudizio sulle campagna elettorale a Cutro è assolutamente negativo. Sono andato a rappresentare la mia città e la sera prima sono andato in chiesa, ero in luoghi pubblici». Graziano Delrio non si fa pregare. Le domande ficcanti delle opposizioni in commissioni Antimafia rispolverano in chiave nazionale vecchi capitoli della storia reggiana toccati anche all’inchiesta Aemilia. Quella contro il radicamento della ’ndrangheta nella sua Reggio Emilia, dove è stato sindaco per due mandati. Tra i nodi toccati ci sono la visita a Cutro nel 2009 (in periodo elettorale) e l’incontro con tre consiglieri comunali calabresi dall’ex prefetto antimafia Antonella De Miro.

Tutti episodi limpidi avvenuti sotto la luce del sole, rivendica l’attuale capogruppo alla Camera del Pd, che in diretta streaming ha risposto alle domande per un’ora e mezza. «Dal 1995 c’è un patto di amicizia tra Reggio Emilia e Cutro – ha spiegato accanto a Nicola Morra, senatore pentastellato e presidente della commissione antimafia. «Né credo si possa parlare di un sistema mafia-regione: lo scioglimento del comune di Brescello è stato fatto mentre ero io al governo», ha detto Delrio.

Poi le precisazioni, legate all’interrogatorio del 17 ottobre del 2012, quando fu sentito a verbale dai pm antimafia Roberto Pennisi, Marco Mescolini con Roberto Alfonso, all’epoca procuratore a Bologna. «Non ho mai detto che non sapevo chi fosse Grande Aracri – ha aggiunto ieri Delrio in commissione – rispondendo ad una domanda ho detto che non ne conoscevo né luogo di nascita né abitazione, ma sapevamo essere diventato boss di grande pericolosità. Al di là di una estrapolazione di pezzi del verbale, ho detto con chiarezza che sapevo bene che si trattava di un boss del crotonese ma non sapevo dove abitasse nè dove fosse nato».

Il politico reggiano del Pd ha chiarito che la provincia di Reggio Emilia - città di cui è stato sindaco - ha avuto poi una reazione forte contro il fenomeno ’ndranghetista. «Tutti noi dobbiamo fare un salto di qualità sulla comprensione del fenomeno ma in assenza di elementi investigativi precisi la nostra azione era di coscienza e di presa di posizione Nel 2011 con il prefetto De Miro abbiamo sottoscritto, primo Comune a farlo, il protocollo per il controllo dell'infiltrazione mafiosa su appalti e subappalti. Sulla base di quel protocollo partirono una serie di interdittive e furono estesi i controlli sugli appalti», ha detto il parlamentare.

Sulle interdittive antimafia, ha proseguito Delrio, «vi prego di leggere la deposizione del prefetto Antonella De Miro al processo Aemilia, deposizione che è stata fatta nell’udienza del 4 aprile 2017. Il prefetto ricostruisce l’incontro come l’ho fatto io. Mai si fece riferimento al fatto che il prefetto doveva abbandonare le interdittive, non fu fatta alcun tipo di pressione per influenzare il prefetto ma la nostra azione è sempre stata di difesa del prefetto. Non c’è mai stata nessuna ambiguità: sarebbe stato ben grave se avessi portato i consiglieri a spingere per il blocco delle interdittive, sarebbe stata una ambiguità molto seria» ha concluso Delrio. —

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