Avvocati reggiani in rivolta contro la nuova prescrizione
Aule deserte per l’astensione di 110 legali che annunciano nuove mobilitazioni «La legge “spazzacorrotti” è una truffa, allungherà i processi anziché accelerarli»
reggio emilia. Udienze saltate, ieri in tribunale, per l’astensione «pressoché totale» dei 110 avvocati iscritti alla Camera Penale “Giulio Bigi” di Reggio Emilia. Insieme all’Ucpi (l’unione camere penali italiane), le toghe nostrane hanno scioperato – e annunciato un pacchetto di iniziative da qui a dicembre – contro la modifica della prescrizione, che a Reggio Emilia, secondo dati del 2017, è subentrata in 1.402 casi su un totale di 13.352 procedimenti definiti: circa il 10%.
La normativa – contenuta nella legge contro la corruzione nella pubblica amministrazione del 9 gennaio 2019, il cosiddetto “spazzacorrotti” – cambia in modo sostanziale il sistema della prescrizione. Una legge dal destino segnato: dovrebbe entrare in vigore, senza possibilità di modifica, l’1 gennaio 2020.
Che c’azzecca la corruzione con la prescrizione? Ben poco, in realtà, se non il fatto che la prescrizione è il “pallino” di ogni governo che si succede in Italia a velocità vorticosa e che interviene sulla prescrizione come se fosse la panacea di tutti i mali della macchina giustizia. Ed ecco che, dalla legge Cirielli alla riforma Orlando, si è assistito ad un continuo rimaneggiamento del meccanismo, in nome di una “cura” ovviamente a costo zero. «Meglio il Codice Rocco», hanno osservato i legali.
L’oggetto del contendere è la «sospensione» della prescrizione dopo la pronuncia della sentenza del giudice di primo grado, senza alcun distinzione tra sentenza di condanna e di assoluzione. Il che comporterebbe, secondo i professionisti del diritto, l’effetto contrario. «Un allungamento dei processi dalle conseguenze imprevedibili, che andrebbe a ledere il diritto della difesa, la funzione rieducativa della pena e anche il diritto all’oblio e a rifarsi una vita delle vittime», ha dichiarato il presidente Camera Penale Angelo Russo.
«Altro che rivoluzione. Questa è una legge truffa che spaccia per migliorìa un intervento negativo – ha dichiarato l’avvocato Nicola Tria, ora assessore alla legalità del Comune – Questa riforma bandiera non avrà alcun effetto sui processi se non, paradossalmente, di rallentarli, punendo soprattutto i reati bagatellari».
«Ci è stato buttato un faccia che sono gli avvocati ad allungare i processi, secondo la battutina “causa che pende, causa che rende”: ora siamo qui a chiedere il contrario», ha chiosato l’avvocato Alessandro Nizzoli.
Il tema è nazionale, dibattuto e si presta ad opposte barricate: da un lato i legali sostengono che per certi reati la prescrizione è troppo alta (per mafia o violenza sessuale 33 anni, per sequestro di persona a scopo di estorsione 60), dall’altro c’è chi addita la prescrizione come una richiesta inevasa di giustizia. «Questa non è una difesa di categoria – ha proseguito Nizzoli – La giustizia non può occuparsi di tutti i reati sine die: deve farlo in un tempo ragionevole. Vogliamo evitare che ad esempio un indagato per una rissa, a partire da gennaio, sia chiamato a doverne rispondere 15 anni dopo». —
Ambra Prati
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