Gazzetta di Reggio

Reggio

Chiostri di San Pietro 

In fila per il capolavoro del Correggio nel primo giorno di apertura della mostra

Luigi Vinceti
In fila per il capolavoro del Correggio nel primo giorno di apertura della mostra

Tanta la curiosità dei reggiani che ieri mattina hanno approfittato delle visite guidate alla Dama arrivata dall’Ermitage

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La pioggia che ieri mattina ha bagnato la città non ha minimamente spento la curiosità, l’interesse e l’entusiasmo dei reggiani per il “Ritratto di giovane donna”, il quadro di Antonio Allegri, detto il Correggio, in mostra da ieri. Subito dopo l’apertura delle sale che ospitano il capolavoro nel cuore degli storici Chiostri di San Pietro (hanno praticamente la stessa età della “giovane donna” essendo entrambi del Cinquecento) è iniziata infatti la sfilata di persone di ogni età interessate ad ammirare il capolavoro arrivato da San Pietroburgo.

Le prime ad arrivare ai Chiostri per ammirare la Dama sono state una studentessa di Napoli e tre signore rispettivamente di Reggio, Casina e Scandiano. Che hanno seguito in religioso silenzio le parole di Federica Franceschini che le ha accompagnate illustrando i dettagli dell’opera per poi sommergerla di quesiti.

Il percorso nelle tre sale che accolgono la mostra è durato una ventina di minuti: nel frattempo si è formato un nutrito gruppo di persone in attesa di partecipare alle prime visite guidate che, iniziate ieri, proseguiranno fino al prossimo 20 marzo. In effetti all’Ermitage di San Pietroburgo, “sede” del capolavoro correggesco, per entrare ad ammirare questo e ovviamente tante altre meraviglie artistiche, occorrono spesso lunghe ore di attesa nell’ampio piazzale antistante, e tante volte in condizioni atmosferiche tutt’altro che gradevoli.

Qui invece è tutto più semplice. Ed è interessante ascoltare le congetture che scaturiscono da questa “donna dei misteri”. Il primo interrogativo riguarda le ragioni del dipinto che è datato 1520 ma è rimasto nell’ombra sino al 1839 quando è stato ritrovato nella collezione di un principe russo. Poi c’è il travaglio dei critici che inizialmente riconobbero nel quadro due nobili vedove del Cinquecento, Lucia Brembati e Veronica Gambarese, e ne attribuirono la paternità a Lorenzo Lotto. Fino a che, anche grazie alla scritta “Antonius Laetus” che sia pure a fatica vi si può leggere su di un lato, approdarono al nostro concittadino Antonio Allegri.

Dubbi concreti permangono invece tuttora sulla identità della bella enigmatica signora che sembra inseguire con lo sguardo chi si muove di fronte a lei, sul cappio francescano e l’acconciatura con cui è agghindata, sulla collana che porta al collo. Era una “suora laica” o una avvenente ed ammiccante bellezza? Pare porgerci un bacile con una scritta che si riferisce alla bevanda: un’erba aromatica medicale o afrodisiaca? E ci si può schierare fra chi vi ricava un equivoco messaggio e chi pensa solo all’omaggio verso una donna emancipata e colta di tanti secoli addietro.

Le domande alla “guida” non si fermano ed arrivano all’analisi del paesaggio (vi si coglie una prospettiva leonardesca) che ha qualche somiglianza con ciò che si può vedere sporgendosi dalla collina reggiana (Montericco?) verso la pianura tanto che sulla destra si scorge un edificio che richiama una torre tuttora esistente. E gli alberi, l’edera e l’alloro? E la capigliatura raccolta in una singolare fasciatura? Le curiosità sono tante.

Tutto è racchiuso in una fantastica cornice sapientemente illuminata e debitamente protetta. Resiste da secoli e così deve continuare per poi ritornare in quel tempio dell’arte che è il museo russo dell’Ermitage. Vale davvero la pena di correre ad ammirare quel sorriso pensando a chissà quando potrà ancora ritornare qui, nella terra in cui è nata. —





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