Concessi i domiciliari al marito-orco scoperto grazie al figlio 12enne
novellara. Nel tardo pomeriggio di ieri è uscito dalla casa circondariale della Pulce per andare ai domiciliari a casa di un conoscente, il 40enne marito-orco scoperto grazie a una telefonata fatta al 112 dal figlio dodicenne. L’uomo, dipendente dalla bottiglia, si è macchiato di anni di soprusi e violenze nei confronti della moglie e del figlio maggiore, tanto che, dopo due mesi di indagini, i carabinieri di Novellara lo hanno arrestato per maltrattamenti in famiglia aggravati, lesioni personali aggravate e violenza sessuale aggravata e consumata davanti agli occhi dei due figli. Il caso, che ha suscitato scalpore, è stato uno dei primi trattati nella nostra provincia con il Codice Rosso, la corsia preferenziale che accelera i tempi giudiziari e aggrava la pena per gli uomini che maltrattano le donne. In sede di interrogatorio di garanzia, il 40enne, assistito dall’avvocato difensore Vera Sala, ha rilasciato dichiarazioni spontanee dicendosi pentito e proponendo una soluzione per evitare che la famiglia si ritrovi nella povertà: un amico lo avrebbe ospitato, e lui avrebbe ripreso a lavorare, in modo che moglie e figli (ora in una struttura protetta) potessero tornare nell’abitazione, gravata da mutuo. Il gip Luca Ramponi ha accolto la proposta. «Ferma la gravità indiziaria e le esigenze cautelari, la misura di custodia domiciliare pare adeguata a contenere gli impulsi violenti occasionati dalla convivenza con le vittime e dal desiderio di controllo». Una scelta dettata da diverse considerazioni: «È dimostrata l’idoneità del luogo (l’abitazione del collega)»; «l’indagato è l’unica fonte di sostentamento dei familiari, che resterebbero privati del reddito»; l’incensurato non ha cercato di rivederli ed è «improbabile» che ora rischi «la denuncia per evasione». Da qui la concessione dei domiciliari, con l’autorizzazione per il 40enne a recarsi al lavoro «per la via più breve senza soste intermedie». Con una avvertenza: «La violazione della misura potrebbe dare luogo al ripristino della misura carceraria sperimentata». —
Ambra Prati
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