Gazzetta di Reggio

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DIECI MESI DI CONTROLLI 

«È dura mandare via i criminali irregolari»

Ambra Prati
«È dura mandare via i criminali irregolari»

Da inizio anno 34 accompagnamenti coatti alla frontiera Il questore Sbordone: «È il frutto del lavoro di 306 agenti» 

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Dall’inizio dell’anno sono stati 34 gli stranieri, irregolari e pregiudicati, allontanati definitivamente da Reggio Emilia, con accompagnamenti coattivi ai Cpr (i centri di permanenza rimpatri), alla frontiera aerea o a quella navale.

«Ci siamo focalizzati sulle persone più pericolose per la società, con una sfilza di precedenti penali: criminali abituali. Sia chiaro: non è una caccia indiscriminata allo straniero, occorre distinguere», ha premesso il questore Antonio Sbordone.

Le persone allontanate dalla città, identificate grazie ai controlli periodici che si susseguono nei quartieri più a rischio come la stazione, sono in gran parte già finite nelle numerose segnalazioni o esposti presentati dai cittadini: segnalazioni che arrivano in via Dante con una media di un centinaio all’anno.

Gli allontanamenti forzati hanno avuto una accelerazione nell’ultimo mese: solo in ottobre il questore ha avviato l’istruttoria finalizzata alla emissione, da parte della prefettura di Reggio Emilia, di 24 provvedimenti di espulsione nei confronti di irregolari, accompagnati al Cpr di Bari e Roma oppure alla frontiera. Un nigeriano di 37 anni, un albanese di 49 anni, un altro albanese 34enne, un algerino di 32 anni, un pakistano 27enne noto per vicende di spaccio e cinque cinesi (di 35, 49, 43, 48 e 39 anni), “fantasmi” senza identità.

Per arrivare a questo numero, tra controlli straordinari, procedure amministrative e accompagnamenti fisici, la questura ha utilizzato ben 306 agenti del Reparto Prevenzione Crimine, 102 agenti per i servizi di traduzione (la scorta negli spostamenti), 34 operatori del Gabinetto della polizia Scientifica per identificare e produrre i cartellini d’identità, 68 agenti dell’Ufficio Immigrazione per curare le pratiche amministrative nonché i contatti con le sedi diplomatiche dei Paesi d’origine, per il rilascio dei documenti validi per il rientro in patria. Senza contare gli agenti in appoggio della polizia municipale.

Numeri che, da soli, rendono bene l’idea dell’immane sforzo organizzativo.

«L’allontanamento degli irregolari comporta molta fatica in termini di risorse. I Cpr disponibili sono pochi e spesso al sud, le frontiere aeree e navali sono lontane e noi dobbiamo accompagnarli: il che significa perdere quel personale non solo per quel giorno, ma anche per il giorno seguente, perché restano là a dormire – ha commentato Sbordone – Una fatica anche dal punto di vista burocratico: spesso questi soggetti non hanno documenti e per rimpatriarli devono essere perfettamente identificati. È tutto complicato. Sono consapevole che si potrebbe fare di più, ma la macchina legislativa e amministrativa è pesante. Perciò ci riteniamo soddisfatti del risultato e di aver pizzicato questi 34».

Anche perché l’alternativa, in base alla legge italiana, è consegnare in mano agli stranieri un foglio di via che non sarà ottemperato. «Certo, non basta. Proprio perciò, nella volontà di fare uno sforzo ulteriore, ci siamo concentrati su coloro che hanno una fedina penale sostanziosa e di lungo corso». Sbordone assicura che il filone sarà portato avanti. «L’impegno è di continuare su questa strada. Non molliamo». —



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