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Reggio Emilia: liberato dal giudice, il questore lo carica in aereo e lo espelle

Tiziano Soresina
Reggio Emilia: liberato dal giudice, il questore lo carica in aereo e lo espelle

Il tunisino arrestato in via Paradisi per tentato omicidio è stato liberato dal giudice. Ma la polizia in poche ore organizza il rimpatrio: «È pericoloso»

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REGGIO EMILIA. Il giudice Sarah Iusto libera in tribunale l’accoltellatore 42enne Moncef Abidi disponendo il divieto di dimora nel comune di Reggio Emilia, ma nel giro di poche ore il questore Antonio Sbordone espelle il pluripregiudicato tunisino che ora si trova nel Cpr (Centro permanente per i rimpatri) di Caltanissetta in attesa di essere trasferito in Tunisia.

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In soldoni, questo è l’esito – in tempi strettissimi – su uno dei principali protagonisti della rissa scoppiata di notte in via Paradisi. Un provvedimento d’espulsione che va al di là della valutazione giudiziaria (misura restrittiva applicata e processo rinviato al 6 dicembre) e fa emergere in tutta la sua concretezza la pericolosità del nordafricano «data la numerosità di precedenti penali – scrive, in una nota, la polizia – anche recenti, per lesioni, resistenza a pubblico ufficiale, furto e reati in materia di stupefacenti».

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Una pericolosità che ha spinto la questura ad attivarsi con tutto il personale dell’ufficio espulsioni, per consentire – come prima mossa – l’accompagnamento di Moncef in un Cpr, in quanto il tunisino è sprovvisto di un valido documento di riconoscimento. Mai perso d’occhio dai poliziotti, sul nordafricano si è poi agito una volta che è stato individuato un posto libero nel Cpr di Caltanissetta.

Dopo le visite mediche necessarie per la permanenza nel Cpr siciliano, ieri nel cuore della notte (alle 3) Moncef è stato imbarcato (scortato dagli agenti) a Milano Malpensa su un volo Alitalia per poi atterrare a Palermo, da qui il trasferimento a Caltanissetta dove ora saranno gli uomini dell’ufficio immigrazione a curare l’identificazione certa del tunisino per poi procedere alla definitiva espulsione.

«Quest’ultima operazione di polizia – rimarca la questura – rientra tra quelle disposte dal questore Sbordone per assicurare i più alti livelli di sicurezza in città anche attraverso l’impiego di un numero così significativo di uomini, mezzi e di risorse destinati a rimpatriare i cittadini stranieri pericolosi, per la sicurezza dei cittadini, nelle loro patrie d’origine».

Il quadro fin qui ricostruito dalla polizia dice che dopo una prima colluttazione e un inseguimento, dall’interno del pronto soccorso al parcheggio sul retro, i poliziotti hanno fermato l’accoltellatore usando il taser, la pistola elettronica che ha immobilizzato il fuggiasco.

La rissa è avvenuta in via Paradisi tra quattro tunisini, tutti irregolari e pregiudicati, e due donne, una delle quali con un bimbo in braccio. All’origine della battaglia, un dissidio tra spacciatori per il controllo della piazza in zona stazione. Lo scontro, avvenuto un quarto d’ora dopo la mezzanotte tra mercoledì e giovedì, è stato immortalato per intero dalle telecamere: si vede un gruppo di uomini che, in strada, discutono animatamente a spintoni, finché uno di loro si stacca e viene inseguito da un altro, che lo aggredisce con calci e pugni e lo accoltella alla gola.

Un fendente (nei filmati si vede un oggetto appuntito, si presume un coltello, che però non è stato trovato) ha sfiorato la giugulare della vittima, trovata riversa a terra con accanto la compagna. Il ferito, un 34enne irregolare, è stato poi dichiarato fuori pericolo.

Abidi, avvistato subito dopo in stazione, era scappato e ricomparso un’ora più tardi al pronto soccorso, dove è avvenuta la doppia colluttazione che gli è valsa l’arresto per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Per questo reato – e non per le denunce per tentato omicidio, lesioni e rissa aggravate, che viaggiano su un binario diverso e su cui sta indagando il pm Valentina Salvi – il 42enne è comparso in tribunale. Ora l’espulsione.

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