Gazzetta di Reggio

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IL CONTESTATO IMPIANTO DI GAVASSA 

Biogas, i dubbi del Consorzio del Reggiano «Rischioso rispetto al nuovo disciplinare»

Evaristo Sparvieri
Biogas, i dubbi del Consorzio del Reggiano «Rischioso rispetto al nuovo disciplinare»

Pinetti, presidente della sezione reggiana: «Noi non abbiamo potere di veto, ma preferiremmo maggiori più certezze»

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«Dubbi ce ne sono. Io non sono un tecnico, ma penso che ci siano argomenti sui quali nessuno riesce a darci certezze. E in base al principio di precauzione forse sarebbe meglio, in un comprensorio come il nostro, mettere la macchina in folle e approfondire». Iren, Comuni e Regione cercano di rassicurare. Il comitato di protesta, nel quale ci sono anche produttori, lancia allarmi a spron battuto. E sul contestato impianto biogas di Gavassa, presentato in pompa magna nei giorni scorsi dai sindaci di Reggio, Luca Vecchi, di San Martino in Rio, Paolo Fuccio, e di Correggio, Ilenia Malavasi, tutti tirano per la giacca il Consorzio del Parmigiano-Reggiano, sperando di portarlo dalla propria parte. «Forse ci tirano fin troppo...», ammette Lorenzo Pinetti, presidente della sezione di Reggio Emilia, delegato dal numero uno del Consorzio, Nicola Bertinelli, a seguire da vicino la partita di Gavassa, che non lascia dormire sonni tranquilli i produttori della zona quasi al pari degli odiati dazi di Trump. «Ricordo a tutti – aggiunge Pinetti – che il Consorzio non ha poteri di veto».

LE DOMANDE

L’impianto, che vedrà la luce nel 2022, insidierà l’eccellenza del Re dei Formaggi prodotto fra Reggio, Correggio e San Martino? Oppure non ci saranno conseguenze? Sono domande ormai da settimane all’ordine del giorno, alle quali istituzioni e comitato danno risposte discordanti, su un progetto che sarà discusso anche nel prossimo consiglio del Consorzio, in programma in settimana.

LE RASSICURAZIONI

In occasione della presentazione del progetto, il messaggio lanciato dai sindaci e da Iren è stato rassicurante. E, nel lanciarlo, è stata garantita «massima attenzione alla filiera agroalimentare, con particolare riguardo ai prodotti tipici, a cominciare dal Parmigiano-Reggiano», ricordando il parere formulato dalla Regione, titolare dell’autorizzazione finale alla costruzione dell’impianto, sulla compatibilità dell’impianto stesso rispetto al disciplinare di produzione, «in quanto la scelta tecnologica di realizzare in sequenza un processo “anaerobico” e successivamente “aerobico” genera un abbattimento dei clostridi nel digestato e nel compost prodotto pari al 94,6%, ovvero in linea con quelli normalmente presenti nei letami bovini che vengono abitualmente utilizzati per la concimazione dei terreni».

A supporto, è stata ricordata una ricerca del 2015, svolta dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza e Crpa, con il Consorzio italiano biogas e dei Consorzi di tutela del Parmigiano-Reggiano e del Grana Padano, in cui è stato evidenziato che «il numero di spore di specie clostridiche presenti nei vari digestati esaminati non varia in maniera statisticamente significativa rispetto ai differenti mix delle matrici organiche utilizzate per il processo di digestione anaerobica e si aggira su valori analoghi a quelli già presenti nei letami in ingresso. Nel caso del progetto di impianto previsto a Gavassa, il digestato da Forsu viene inoltre sottoposto ad un successivo trattamento aerobico per la produzione di compost, trattamento che per le sue caratteristiche comporta un forte abbattimento dei ceppi batterici che necessitano di condizioni anaerobiche, come appunto quelli del genere Clostridium». Dalla ricerca, emerge che la percentuale media di abbattimento alla fine del processo di compostaggio è pari al 94,6%.

E pertanto, «non si rileva una incompatibilità dell’impianto né con i criteri di cui alla delibera dell’assemblea legislativa regionale 51/2011, né con il disciplinare di produzione che pone limitazioni al solo utilizzo di insilati».

PERPLESSITà

Un giudizio sul quale tuttavia Pinetti non nasconde perplessità. «Personalmente ritengo che questi studi, per quanto dettagliati, non siano del tutto esaustivi – afferma – siamo di fronte a una scienza che non ci può dare garanzie al 100%, anche se non esistono prove contrarie rispetto a quanto viene analizzato». Secondo Pinetti, sono troppe le variabili per poter avere assolute certezze sull’assenza di conseguenze negative per la produzione del Reggiano. Ed è per questo che, dopo che i soli Consorzio e Coldiretti hanno presentato osservazioni al progetto, il presidente della sezione reggiana invoca il principio di precauzione. «Lo studio è stato realizzato sull’impianto più virtuoso d’Italia. Ma non c’è certezza matematica che il compost in uscita a Gavassa sia indenne o esente da clostridi. Qualcosa c’è, e anche se sembra una quantità inferiore o comunque non più alta dei liquami e dei letami, c’è una piccola differenza: letami e liquami hanno mille anni di storia nella produzione del formaggio, e non è mai successo niente. Sul compost non abbiamo riscontri, essendo una tecnologia recente. Noi cerchiamo una tesi scientifica più accurata, anche perché il compost stesso può variare in base alle stagioni e ad altri fattori».

DISCIPLINARE

Il timore è che si vada in contrasto con le novità del disciplinare: «Credo si rischi di andare contro il nuovo disciplinare, che dovrà passare per il Ministero e l’Ue, dove abbiamo eliminato l’utilizzo degli insilati. Noi abbiamo la volontà di arrivare a far sì che gli animali che produrranno latte per il Reggiano debbano essere nati e allevati nel nostro comprensorio. Per far questo ci è stato chiesto di eliminare l’utilizzo degli insilati di mais o insilati in genere, ancora ammessi in attesa che il nuovo disciplinare completi il suo iter. Un processo in contrasto con i punti interrogativi sul compost. Non siamo contrari a priori al progetto. Rispetto a questi dubbi, speriamo di avere torto. Ma una riflessione più approfondita non sarebbe stata male». —





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