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l’impianto di gavassa 

«Biogas, i 2,5milioni ai tre Comuni? Non si barattano i soldi con la salute»

Luciano Salsi
«Biogas, i 2,5milioni ai tre Comuni? Non si barattano i soldi con la salute»

Il Coordinamento dei comitati di protesta non ci sta «Pronti a organizzare nuove forme di mobilitazione» 

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Il categorico “No al Biometano” non è tacitato dai due milioni e 500mila euro promessi per le opere di mitigazione ambientale. Gli agricoltori di Gavassa, Prato, Lemizzone e Gazzata, organizzati nel Coordinamento dei comitati Ambiente e Salute, non ci stanno a barattare gli interventi di compensazione (piantumazione di alberi, efficientamenti energetici e piste ciclabili) con l’accettazione dell’aborrito impianto di biogas che Iren vuole realizzare a Gavassa con il consenso dei comuni interessati, Reggio, Correggio e San Martino in Rio. E prevedono nuove manifestazioni di protesta, mentre ribadiscono la proposta alternativa di un impianto aerobico più piccolo da localizzare preferibilmente a Mansasale.

La settimana scorsa i tre sindaci avevano avallato il piano di Iren sulla cui autorizzazione, peraltro, l'ultima parola dovrà essere detta dalla Giunta regionale. L'azienda multiservizi si impegna a corrispondere un milione e 300mila euro al Comune di Reggio, 800mila euro al comune di Correggio e 400mila a quello di San Martino in Rio, più Iva, per la realizzazione delle opere destinate a compensare il peggioramento della situazione ambientale. Alessandro Filippini del comitato di Gavassa ribatte con sdegno: «Ci dobbiamo mettere a ridere? Parlare di compensazioni è fuori luogo. Ci si dovrebbe prima riunire intorno a un tavolo per discutere e trovare una soluzione condivisa. Fin dall'inizio si sarebbe dovuto prevedere un percorso partecipativo. Parliamo di un impianto molto invasivo, che crea inquinamento». Si potrebbe pensare ai miasmi prodotti dalla trasformazione del “forsu” (frazione organica dei rifiuti solidi urbani) e degli scarti vegetali in compost fertilizzante e gas naturale, ma quello sembra essere il problema minore, vista la tecnologia con cui se ne prevede l'abbattimento.

«Gli odori – spiega Filippini – ci preoccupano meno. Nell’incontro che abbiamo tenuto nella palestra di Gavassa il professor Gianni Tamino ha spiegato che esiste il pericolo dell’emissione di sostanze tossiche. I pesticidi usati in agricoltura rimangono, infatti, negli scarti ammassati in grande quantità nell'impianto». Il Coordinamento, inoltre, insiste ancora sui possibili danni alla filiera del Parmigiano Reggiano, dopo le dichiarazioni di Lorenzo Pinetti, presidente della sezione reggiana del Consorzio: «Non è esclusa – sottolinea Filippini – questa eventualità. Chi la nega si basa sui uno studio condotto nel 2015 dal Crpa su un impianto diverso. Occorre rispettare un principio di precauzione. Inoltre ci spaventa il transito di tanti autocarri».

Che fare, allora? «Abbiamo sempre proposto – spiega Filippini – un piccolo impianto a digestione aerobica, che sarebbe molto più semplice e costerebbe un terzo della spesa preventivata nei 54 milioni destinati a diventare 70. Non produrrebbe biogas, ma un fertilizzante più ricco. Avrebbe più senso, come sostengono anche i Verdi, realizzarlo a Mancasale, dove vengono già trattati gli scarti vegetali, anzichè a Gavassa, sottraendo all’agricoltura un terreno situato in un'area destinata a insediamenti industriali ma rimasta vuota a causa della crisi. L’impianto progettato sembra molto virtuoso, guardando il disegno, ma comporta qualche problema. Noi agricoltori salvaguardiamo il territorio. Non ci arrendiamo e faremo altre manifestazioni. La Regione non s’è ancora pronunciata e siamo fiduciosi in qualche ripensamento». —





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