Gazzetta di Reggio

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operazione “billions” 

Fabbrica di fatture false con 49 indagati chiusa l’inchiesta da 80 milioni di euro

Enrico Lorenzo Tidona
Fabbrica di fatture false con 49 indagati chiusa l’inchiesta da 80 milioni di euro

Recapitato l’avviso di conclusione indagini: udienza ieri con decine di avvocati in attesa delle richieste di rinvio a giudizio

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REGGIO EMILIA. Imprenditori e disoccupati, reggiani o calabresi, pregiudicati o incensurati, senza dimenticare un condannato di Aemilia. C’è un grande affresco della società reggiana nell’inchiesta Billions, indagata a tutto tondo dalla procura. Un’indagine relativa a «fatture false su scala industriale», come le aveva definite in prima istanza il gip, visto l’ammontare degli importi: 80 milioni di euro. Le indagini si sono concluse svelando il numero degli indagati: si tratta di 49 persone, i cui avvocati si sono presentati ieri in udienza dal giudice per le indagini preliminari Dario De Luca e per stabilire l’iter giudiziario, rimandando le questioni preliminari al prossimo febbraio, in attesa delle richieste di rinvio a giudizio. Le operazioni scritte sulle fatture sono risultate infatti per buona parte inesistenti agli occhi degli investigatori della Squadra Mobile e della Guardia di Finanza di Reggio, che hanno arrestato nel settembre 2018 cinque persone, smontando pezzo per pezzo quel sistema formato al vertice da quelli che il gip aveva chiamato «commercianti di carta».

Indagini in mano al sostituto procuratore Giacomo Forte, che ha inviato l’avviso di conclusione indagini alla lunga lista di indagati, molti dei quali stanno decidendo il rito da seguire tra abbreviati, patteggiamenti e rito ordinario.

IL VORTICE

Nulla è ancora deciso, quindi, fatto salvo le accuse contestate, che comprendono sia reati in concorso che, in un caso, la contestazione dell’associazione a delinquere semplice. A finire in prima battuta ai domiciliari erano stati Salvatore Innocenti, 41 anni nato ad Augsburg (in Germania), l’imprenditore Pasquale Mazzei (41 anni nato a Crotone), Salvatore Ruggiero (44, nato a Cutro) e Giuseppe Aloi (nato in Germania). Quest’ultimo compare anche nell’inchiesta Aemilia contro la ’ndrangheta, condannato a 6 anni per impiego di denaro, di beni o utilità di provenienza illecita. A questi si era aggiunto poi il 45enne Giuseppe Lerose.

SEQUESTRI MILIONARI

Oltre ai cinque arresti, erano stati posti i sigilli al bar 7000 caffè di viale Martiri di Piazza Tien An Ammen. Secondo gli inquirenti il locale era fittiziamente intestato a Sabrina Maria Camposano, ex moglie di Innocenti, indagata e considerata prestanome. Il bar è ritenuto oggetto di reimpiego di proventi illeciti conseguiti attraverso frodi fiscali che venivano così “ripuliti” con il reinvestimento nell’attività commerciale. Il blitz scattato all’alba era in realtà l’apice delle nuove indagini seguite a un’altra clamorosa inchiesta, House of cards, che nel 2015 aveva portato a misure cautelari nei confronti di 6 persone accusate di associazione finalizzata all’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Con la chiusura delle indagini, le attività investigative sono tuttavia continuate in un altro filone, concentrando le indagini in particolare sul nucleo della famiglia Innocenti, «dedito sistematicamente ad attività di frode fiscale», portando alla luce ciò che è definito «un rilevante e sistematico ricorso al fenomeno della emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti». Una nuova indagine, per la quale il pm Forte ha costituito un pool investigativo ad hoc, coniugando le attività di Mobile e Finanza.

Vasto il materiale probatorio rilevato tramite anche le perquisizioni nelle abitazioni dei 49 indagati, e i controlli nelle società, vere o presunte, attive in diversi settori, dall’edilizia all’informatica. Inchieste che si susseguono e che, secondo quanto appreso, non hanno ancora terminato il loro iter, stabilendo ancora una volta a Reggio Emilia la capitale della falsa fatturazione. Un sistema illegale che ha arricchito per anni singole persone ai danni della collettività. —

Enrico Lorenzo Tidona

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