Mercatone Uno, per i lavoratori la speranza è appesa a un filo
Domani scadrà il termine di presentazione delle offerte per acquisire il gruppo. Delle 24 manifestazioni di interesse, 11 sono state giudicate ammissibili
rubiera. Ultimi giorni di speranza per il Mercatone Uno. Domani è la data limite per presentare offerte d’acquisizione del gruppo da parte di imprenditori interessati. Dopo il secondo fallimento nel giro di 5 anni, l’arrivo di una nuova realtà solida e affidabile rappresenta la sola speranza rimasta agli oltre 1.800 dipendenti sparsi per l’Italia, legati alla sede centrale di Imola e ai tanti punti vendita, fra cui quello storico di Rubiera, in cui opera una quarantina di persone. Al conto vanno aggiunti migliaia di clienti che non hanno ricevuto quanto pagato parzialmente in anticipo e parecchi fornitori.
Da maggio il Mercatone Uno è tornato sotto commissariamento ministeriale, e il 31 ottobre è stato fissato come termine ultimo per presentare domande di acquisto totale o di una porzione del gruppo e della rete commerciale. Nelle settimane scorse al ministero sono state inviate in totale ventiquattro manifestazioni di interesse; fra queste, undici sono state ritenute ammissibili ed hanno potuto avere accesso alle informazioni aziendali. Ad oggi non è ancora emerso nulla di definitivo, e il timore è che al 31 ottobre, cioè domani, si rimanga col cerino in mano, avviandosi verso un’inevitabile fase liquidatoria con conseguente perdita dei posti di lavoro.
Un ingresso in corsa di un acquirente comporterebbe probabilmente ulteriori tagli e contratti ridotti, ma potrebbe garantire l’occupazione a molti dei dipendenti, ed un punto vendita solido e frequentato come quello di Rubiera potrebbe ancora sperare nel prosieguo dell’attività. La situazione attuale d’altronde è già critica, e i dipendenti stanno sopravvivendo con una cassa integrazione straordinaria a cifre ridotte, perché calcolata sui nuovi contratti a orario ridotto imposti nel 2018 dalla Shernon, la società che aveva rilevato il gruppo dal commissariamento promettendo un rilancio e che, invece, ha dichiarato fallimento il maggio scorso, senza informare le maestranze della decisione. Una vicenda con parecchi punti poco chiari, su cui sono state anche aperte inchieste. Per molti la mazzata definitiva, dopo la prima pesantissima crisi del 2015. —
Adr.Ar.
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