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Crac Tanzi, oltre 300mila euro per un olio di Ligabue

Tiziano Soresina
Crac Tanzi, oltre 300mila euro per un olio di Ligabue

Al Centro Svizzero di Milano si era partiti da una base d’asta di 12mila euro per l’autoritratto dei primi anni Sessanta scovato da chi indagò in un nascondiglio

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Nella stellare asta focalizzata sui tesori d’arte appartenuti a Calisto Tanzi (travolto dal tracollo finanziario della “sua” Parmalat) ha trovato uno spazio non indifferente un autoritratto di Antonio Ligabue.

Non è certo un quadro sconosciuto questo autoritratto «trovato» dagli investigatori in una delle tre abitazioni che vennero indicate dal genero di Tanzi. Si tratta di un olio su tela (70x50 ) d'inizio anni Sessanta, dipinto da “Toni” in piena maturità. Il quadro è autentico e figura nella catalogazione ufficiale, anche perché è stato esposto in tre mostre (a Roma e Milano nel 1961, a Cherasco nel 1998).

Base d’asta da 12mila euro per questo olio, ma nel Centro Svizzero di Milano si è andati al di là dei venti rilanci – con le palette o le offerte al telefono o collegati sul web – arrivando ad un’aggiudicazione record da oltre 300mila euro: l’acquirente ha dovuto infatti sborsare non solo la cifra proposta con cui ha sbaragliato i concorrenti, ma anche una commissione del 22 per cento. Che questo autoritratto – la firma è in basso a destra – fosse in vendita era noto negli ambienti artistici, ma non era mai «emerso» il vero proprietario della preziosa opera (datata 1960-61) che da Gualtieri aveva preso ben presto altre strade. Il quadro era stato ritrovato privo di cornice: facile pensare che in quel modo il dipinto potesse essere «piazzato» senza dare troppo nell'occhio. Un olio su tela che venne dichiarato autentico nel 2001 da Sergio Negri – massimo esperto dell’artedi Ligabue – e che poi se lo ritrovò di fronte nel dicembre 2009, quando glielo sottoposero i carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio artistico. Sicura la datazione ai primi anni Sessanta: «Lo si può dedurre dal fatto che l’olio è su tela – spiega Negri – e solo verso la fine del terzo periodo artistico di Ligabue troviamo, infatti, opere su tela. Prima non poteva permettersele e dipingeva sulla faesite che gli veniva data dai falegnami di Gualtieri». Poi il giudizio sull’opera: «È un quadro di buona fattura – prosegue l’esperto – non eccelso, comunque piacevole. I colori sono meno ricercati che nelle fasi artistiche precedenti dell’artista. Nei primi anni Sessanta era divenuto più frettoloso nell’esecuzione per due motivi: un po’ perché aveva molte richieste da smaltire, un po’ per la disinvoltura nell’esecuzione dell’opera acquisita col tempo». Anche per il quadro di Ligabue ha avuto un peso l’effervescente presenza all’asta battuta da Pietro De Bernardi di duecento collezionisti, a cui vanno aggiunti altri 700 collegati telefonicamente o attraverso Internet con il salone del Centro Svizzero. E alla fine le 54 opere all’incanto (firmate Monet, Van Gogh, Picasso tanto per citare alcuni nomi altisonanti) hanno oltrepassato i 12 milioni di euro d’aggiudicazione. —



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