«La Onlus di Foti? Non aveva uno stigma»
Fausto Nicolini, direttore generale Ausl indagato nell’inchiesta affidi: «Non c’era motivo di escluderla dagli appalti»
REGGIO EMILIA. «Prima dell’inchiesta la struttura non aveva uno stigma, poteva quindi partecipare a tutti gli interpelli (appalti, ndr), non c’era motivo di escluderla. La situazione generale della Ausl reggiana, comunque, è buona e i servizi forniti sono di qualità». Ha parlato anche dei rapporti dell’Ausl con la Hansel e Gretel di Foti, rispondendo a tutte le domande senza mai tirarsi indietro, citando numeri e ricostruendo parte della storia recente del sistema sanitario reggiano, la sua attuale organizzazione e la sua carriera personale. A distanza di quattro mesi dall’inchiesta, il direttore generale dell’Ausl, Fausto Nicolini, torna a parlare dello scandalo affidi in Val d’Enza, che lo vede indagato per tentato abuso d’ufficio dal giugno scorso.
L’AUDIZIONE
Accompagnato dalla dirigente della neuropsichiatria infantile, Franca Emanuelli, il direttore generale è stato audito ieri nella commissione regionale d’inchiesta sul sistema di tutela dei minori insieme a direttori generali di altre Ausl: Marcello Tonini della Romagna (accompagnato dal direttore delle attività sociosanitarie, Mirco Tamagnini) e Claudio Vagnini di Ferrara. È stato proprio il direttore generale reggiano ad aprire la seduta, dopo un’introduzione del presidente della commissione, Giuseppe Boschini del Pd, che ha ricordato le indagini in corso a carico di Nicolini specificando che i lavori della commissione non mirano a un accertamento di eventuali reati.
L’INtervento
Presentazione personale, presentazione dell’azienda sanitaria reggiana e modalità di come viene svolta la materia dell’integrazione socio-sanitaria. Sono i tre temi su cui si è concentrato l’intervento del direttore generale dell’Ausl di Reggio, che prima di ricevere le domande ha ripercorso la sua carriera, ricordando di aver smesso di occuparsi direttamente di minori dal 2001, anno in cui è diventato direttore del presidio ospedaliero di Reggio Emilia, arrivando fino al 2017 con la nascita dell’azienda unica: una rete di sei ospedali per circa 1.520 posti letto, 1 Irccs, 250 fra servizi e strutture territoriali, 7.500 dipendenti (6.800 più 700 convenzionati), 14 dipartimenti, 150 strutture complesse e 1.350 dirigenti.
La conferenza
È sulla base di questi numeri che Nicolini ha sottolineato come sia «necessario che l’azienda regoli i livelli di autonomia decisionale su diverse materie», attraverso dirigenti che sulla base di atti aziendali hanno «piena autonomia e responsabilità». «La materia dell’integrazione socio-sanitaria è complessa – ha precisato – ha un’evoluzione normativa continua». Di conseguenza, «è difficile che il direttore generale possa essere tenuto aggiornato costantemente su queste evoluzioni». Nicolini ha richiamato l’attenzione anche sul ruolo della Conferenza territoriale socio-sanitaria, «dove l’azienda sanitaria è uno dei componenti e il direttore generale non ha diritto di voto».
LE DOMANDE
Dopo l’introduzione, è stato interpellato quindi da Andrea Bertani (M5s), Michele Facci (Fdi) e Andrea Galli (Forza Italia). Sui numeri della Val d’Enza, Nicolini ha spiegato che «c’era un’interpretazione, si stava intercettando un fenomeno sommerso, le percentuali coincidevano con quelle europee». Sulle collaborazioni con la Onlus di Foti ha invece riferito che «avvenivano in solo uno dei sei distretti reggiani: negli altri cinque erano invece attivi solo psicologi aziendali». Inoltre, ha aggiunto sullo stesso tema, che «prima dell’inchiesta la struttura non aveva uno stigma, poteva quindi partecipare a tutti gli interpelli, non c’era motivo di escluderla». Sollecitato da Silvia Prodi (Misto), ha rilevato criticità, a partire dalla scarsa uniformità delle procedure su allontanamento e rischio allontanamento. —
E.Spa.
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