«Gigi Riva calciava in porta e io mi fermavo ad ammirarlo»
Il vescovo di Reggio e Guastalla era compagno di scuola di “Rombo di tuono” Ne parlerà a Sant’Ilario, 50 anni dopo lo scudetto vinto dal bomber con il Cagliari
Il vescovo di Reggio Massimo Camisasca non ha mai giocato a calcio, ma è convinto che questa disciplina, come gli altri sport, sia un utile insegnamento alla vita. «Si impara infatti – parole sue – a vincere o a perdere, come avviene tutti i giorni, senza fare drammi».
Considerazioni espresse ieri mattina, in un’ala del Seminario occupato dalla Curia, durante l’annuncio di una curiosa iniziativa (il ricordo dello storico scudetto del Cagliari ottenuto cinquant’anni anni fa nel Campionato italiano di calcio) che ha indirettamente offerto un insolito spaccato degli anni giovanili di Camisasca.
Li ha raccontati lui stesso narrando di quando, studente alle scuole elementari, uscendo dalla classe in cui insegnava la madre si imbatteva spesso e volentieri con il vivacissimo Gigi Riva che già calciava con una eccezionale potenza. «Io – ammette – non potevo imitarlo e mi fermavo ad ammirarlo».
Erano gli anni in cui il quasi coetaneo fuoriclasse (li separano solo due anni) non aveva ancora intrapreso la straordinaria carriera passando dal Lago Maggiore a Laveno, Legnano e infine a Cagliari: «Dove ha trovato così tanto amore da non voler più lasciare la Sardegna anche a costo di rinunciare ad inviti milionari».
A Camisasca – che fra l’altro è stato cappellano del Milan ai tempi di Arrigo Sacchi – è venuta l’idea di raccontare questa mitica figura dello sport azzurro per documentare i valori formativi del sano agonismo.
“Sport & Vita” è infatti il titolo della serata che offrirà un filmato sul “bombardiere” della Nazionale e farà incontrare il vescovo Camisasca con Stefano Baldini, altro magnifico esempio di sport coniugato con la vita.
«Ricordo – ha aggiunto Camisasca – che un giorno chiesi a Gigi Riva cosa avrebbe voluto per cedere i suoi trofei e lui mi rispose: li darei via tutti per avere il tempo di passare qualche minuto con mia madre. La perse infatti in giovane età, così come una sorella, e io se vado nel paese in cui trascorremmo la gioventù non manco di far visita e pregare sulle loro tombe». Ma è solo uno degli scampoli di memoria riferiti al calciatore: «Un uomo di poche parole e di grandi sentimenti, fedele nell’amicizia. Che non nascondeva la sua gratitudine per chi lo amava, come la gente sarda».
Si può dunque intuire il significato e i valori di “Sport&Vita”, evento anticipato ieri mattina anche dal presidente del Csi reggiano Alessandro Munarini alla presenza di don Carlo Pagliari responsabile della pastorale giovani e assistente del Centro sportivo.
«L’idea mi è venuta casualmente – ha spiegato il vescovo – guardando uno spettacolo teatrale su Gigi Riva. Ho contattato il regista perché della nostra amicizia giovanile sono fiero: vivevamo vicino al lago dove la mia famiglia era sfollata in tempo di guerra dopo che la casa di Milano in cui nacqui era stata distrutta. A scuola eravamo in due aule parallele e a vederlo calciare si capiva che sarebbe diventato un “bomber”, si coglievano velocità e potenza: per lui il calcio era musica». «Lo sport può dunque essere stimolo alla vita. Stimolo a recuperare il valore del corpo – ha concluso Camisasca – adapprezzare l’utilità di lavorare insieme, di combattere accettando anche il contatto fisico, a conoscere la nostra reale identità, a riscattare le immancabili sconfitte per tornare a vincere». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google