Gazzetta di Reggio

Reggio

castelnovo Sotto 

La Cassazione conferma: violentò il figlio di amici

Elisa Pederzoli
La Cassazione conferma: violentò il figlio di amici

Per la Suprema Corte il ricorso è inammissibile, definitiva la condanna a 4 anni. La parte civile: «Ragazzo segnato dagli abusi»

2 MINUTI DI LETTURA







La parole fine l’ha pronunciata mercoledì la III Sezione penale della Suprema Corte di Cassazione: è definitiva la condanna a quattro anni per il meccanico di Castelnovo Sotto, oggi 58enne, per violenza sessuale nei confronti del figlio di una coppia di amici, quando il ragazzo non aveva neanche 14 anni. Ora per l’uomo, da tempo agli arresti domiciliari, dovrebbero aprirsi le porte del carcere dove dovrebbe espirare quel che resta della pena: il reato per il quale è stato condannato, infatti, non è compatibile né con la sospensione della pena, né con i domiciliari.

È una vicenda che risale a diversi anni fa, quella emersa con dolore e sofferenza. Quando la vittima, che oggi è maggiorenne, aveva appena 13 anni. Quell’amico di famiglia, che in quanto tale frequentava casa, ha approfittato di quella vicinanza e della fiducia degli amici.

«I genitori per anni non hanno saputo nulla, fino a quando il ragazzo ormai maggiorenne ha trovato il coraggio di confidarsi prima con un’amica e poi con loro» spiega l’avvocato Marcello Fornaciari, che ha rappresentato nella delicata vicenda processuale i genitori del giovane. Mentre il padre, l’avvocato Marco Fornaciari, ha rappresentato la giovane vittima. Di fronte a quelle rivelazioni, la famiglia ha subito supportato il ragazzo nella decisione di denunciare. «L’uomo, dal canto suo, aveva cercato di giustificarsi, parlando di una relazione consensuale tra i due. La sentenza definitiva dice che non era così» evidenza il legale della famiglia della vittima.

Durante le indagini, e poi attraverso il processo, si è arrivati ad accertare almeno quattro episodi (due consumati, due tentati), dei molti altri che erano stati denunciati. Non ci sono solo le dichiarazioni della vittima, ma anche messaggi e conversazioni registrate che lo provano.

La prima condanna è arrivata il 23 luglio del 2018, quando con rito abbreviato ilgup Luca Ramponi lo ha condannato a 4 anni. La difesa, rappresentata dall’avvocato Liborio Cataliotti, aveva chiesto l’assoluzione. Una sentenza che poi è stata confermata lo scorso 5 marzo, dalla Corte d’Appello di Bologna. Ora, ultimo grado di giudizio: il meccanico è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.

È una vicenda che ha segnato profondamente la vita della vittima. «Ha avuto ripercussioni gravi da questi abusi – conferma il legale – Di fatto, hanno condizionato la sua adolescenza. E ancora oggi non sta bene».

«Il Gup e la Corte d’Appello hanno parlato di una relazione erotica tra i due – puntualizza però il legale del meccanico, l’avvocato Liborio Cataliotti – Solo i primissimi 4 episodi sono stati considerati violenza, parlando di sopraffazione psicologica dell’uomo sul ragazzo. Dopo, scrivono, si è trasformata in una relazione consenziente». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google