Gazzetta di Reggio

Reggio

inchiesta della squadra mobile 

Rapinava per pagare gli estorsori: 4 arresti

Tiziano Soresina

Alla base i debiti di droga non pagati da un 33enne minacciato con una pistola. Sequestrato un etto e mezzo di cocaina

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Quattro arresti per estorsione e traffico di stupefacenti.

Un blitz partito da lontano, in quanto la polizia affonda le radici dell’inchiesta – coordinata dal pm Iacopo Berardi – nel maggio scorso, quanto la squadra mobile ha arrestato un 33enne per aver tentato di rapinare una tabaccheria lungo la via Emilia, per la precisione a Masone.

Un assalto strampalato: il colpo era fallito per l’energica reazione del tabaccaio e il 33enne non aveva trovato altra idea che chiamare il papà. Proprio la telefonata fatta per chiedere aiuto al padre aveva tradito il rapinatore della tabaccheria, in quanto commetteva l’ingenuità di entrare in una panetteria chiedendo di poter effettuare una chiamata urgente, digitando il numero sul cellulare prestatogli dal fornaio.

Ovviamente il numero era rimasto registrato e i poliziotti erano risaliti in un battibaleno al domicilio del bandito. Come poi ammesso in aula, la tentata rapina pareva legata alla dipendenza dalla droga.

Con l’indagine che si era subito innescata, gli investigatori sono poi riusciti a individuare il canale di approvvigionamento: il 53enne Salvatore Mirielli e il 25enne Carmine Mirielli (padre e figlio, originari di Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese) e il campano 61enne Antonio Flammia, tutti residenti in città. Nel corso delle indagini oltre un etto e mezzo di cocaina è stato sottoposto a sequestro con i poliziotti che hanno appurato l’attività di spaccio al minuto effettuata in modo coordinato e continuativo.

Inoltre, i tre, con l’ausilio di un’altra persona, avevano messo – sempre secondo gli inquirenti – sotto pressione estorsiva l’autore della tentata rapina che proprio in quel modo stava cercando di reperire la liquidità per pagare un debito riconducibile a una partita di droga che aveva già ricevuto ma non saldato. Le modalità con cui venivano richiesti i pagamenti erano particolarmente violente e prevedevano l’utilizzo, anche, di una pistola (verosimilmente finta) e di minacce esplicite.

Sulla scorta degli elementi acquisiti dalla questura, il gip Andrea Rat ha emesso la misura della custodia in carcere per padre e figlio (Salvatore Mirielli è stato rintracciato a Isola di Capo Rizzuto) e degli arresti domiciliari per il campano e un giovane palermitano (il 28enne Marco Marchione) residente a Sant’Ilario.

Da quanto “filtra”, sono già stati sentiti padre e figlio: il primo nega su tutta la linea, mentre il figlio Carmine Mirielli (difeso dall’avvocato Alessandro Conti) avrebbe ammesso di essere uno spacciatore (gli vengono contestate cessioni di droga a più persone) ma respinge l’accusa di estorsione, dando una versione su cui si stanno concentrando le verifiche dei npoliziotti. —



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