I primi 60 anni della macelleria Braglia «Ma mio figlio ha scelto un’altra strada...»
Il titolare Marzio, dietro il bancone del negozio di via Matteotti da quarant’anni, ha ereditato l’attività dal padre Antenore
La storia
LUCIANO SALSI
Non sono molti i negozi che possono vantare un’età superiore al mezzo secolo. La macelleria equina di Marzio Braglia, che si affaccia su via Matteotti di fronte all’edicola, s’appresta a festeggiare il sessantesimo anniversario con la benedizione ideale di San Prospero. La aprì suo padre Antenore nel 1959 proprio nel periodo della festa patronale, che quest’anno coincide, il 24 novembre, con una domenica. Il figlio, quindi, sceglierà un giorno feriale della settimana precedente per offrire ai clienti un rinfresco e rinverdire con loro la memoria di un’attività condotta per tanto tempo dalla sua famiglia con assoluta dedizione, tanta passione e competenza.
In quell’epoca il consumo della carne equina, valorizzato nella nostra provincia da una tradizione comune in Italia soltanto alla pianura padana e ad alcune regioni del Meridione, era in ascesa grazie al miglioramento del tenore di vita, che moltiplicava le proteine animali sulle tavole imbandite. Nella grande famiglia patriarcale dei Braglia, originaria della frazione di Castellazzo, tra Masone e Rubiera, c’era già chi era passato dalla coltivazione dei campi al commercio dei cavalli.
Antenore si avvalse della sua esperienza per intraprendere la vendita al minuto di quella carne in via Terrachini, a trecento metri di distanza dal negozio attuale, in cui avrebbe poi trasferito l’attività intorno al 1976.
Altri Braglia seguirono il suo esempio a Cavriago e in altre località della provincia.
Allora le macellerie equine erano numerose e i loro prodotti erano particolarmente apprezzati dai reggiani per la fama di combattere le anemie e ricostituire il vigore dell’organismo. Una volta superata l’atavica denutrizione, negli anni dell’opulenza il ciclo s’è invertito e le mode dietiste e vegetariane hanno colpito soprattutto il consumo di carne equina, poiché aveva incominciato a diffondersi anche in Italia la cultura anglosassone che considera il cavallo un animale da compagnia di cui è sacrilego cibarsi.
«Per il nostro settore – riferisce Marzio Braglia – è stato un periodo di crisi e débacle, dovuto in parte al costo crescente dell’allevamento. Molte macellerie sono scomparse. I primi a chiudere sono stati gli esercenti meno bravi. Sono sopravvissuti quelli che curano la qualità della carne equina, controllandone la provenienza e la regolarità della macellazione. Fortunatamente il mio negozio non ha subito quelle difficoltà. Abbiamo mantenuto una clientela che ci è particolarmente affezionata ed è formata anche dalla seconda e terza generazione. Negli ultimi tempi, poi, avvertiamo una promettente ripresa».
Dieci anni fa la macelleria Braglia festeggiò il cinquantenario: «Mio padre – riferisce Marzio – morì poco tempo prima dell’anniversario. Io, che sono nato nel 1961, collaboravo già con lui da quando avevo terminato gli studi e gli subentrai conducendo il negozio insieme a mia moglie. Ho alle spalle 40 anni di attività. La mia giornata incomincia alle 4.45. In quelle ore, oltre a preparare la carne, ricevo i primi clienti molto mattinieri, tra cui alcuni medici e infermieri del Santa Maria Nuova. Chiudo il negozio alle 13.30, ma spesso mi ci reco nel pomeriggio con la saracinesca abbassata. In totale arrivo a 60 o 70 ore di lavoro alla settimana. È un sacrificio ripagato non dal guadagno, ma dalla passione e dalla soddisfazione di gratificare la clientela. La tradizione di famiglia, però, è destinata ad interrompersi, perché mio figlio ha già scelto un’altra strada».
Ma come scegliere i cavalli? Una volta finivano al macello, al termine della carriera, tanti cavalli utilizzati per il traino e per l’agricoltura. Poi è rimasto l’allevamento brado, sopravvissuto ancor oggi sul nostro Appennino, ma sempre più costoso.
«Ogni cavallo – riferisce Braglia – ha un passaporto che distingue quelli da vita, utilizzabili solo per lo sport e il maneggio, da quelli macellabili. Noi li acquistiamo vivi in Maremma o all’estero, in Francia, Germania o Ungheria. Li portiamo per la macellazione a Fosdondo di Correggio, dove è rimasto un macello comunale dopo la chiusura, più di vent’anni fa, di quello che esisteva al Foro Boario. In negozio prepariamo i tagli, che costano al dettaglio dai 10 ai 20-22 euro al chilo». —
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