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I rischi sulle sentenze di mafia spiegati dal questore Sbordone

M.P.

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BRESCELLO. Durante la serata organizzata dall’amministrazione comunale – sul tema “L’infiltrazione della ’ndrangheta nell’economia e nel territorio” – il questore Antonio Sbordone, sollecitato dalle domande della giornalista Margherita Grassi (Telereggio), ha toccato anche la sentenza della Cassazione su “Mafia Capitale” e quella della Corte d’Appello di Bologna su “Black Money”, che hanno fatto cadere le accuse di associazione a delinquere di stampo mafioso. «Bisogna stare attenti perché c’è il rischio che tutto sia mafia e niente sia mafia. Occorrono indagini approfondite perché non è facile distinguere se lo spessore del crimine è di tipo mafioso o meno».

Quando la parola è passata al pubblico, c’è stato un serrato scambio di opinioni tra Erminio Bartoli, calzolaio, personaggio storico brescellese, e il questore Sbordone su immigrati e integrazione.

Infatti, nel corso della serata si è andati spesso fuori tema con riflessioni non sempre incentrate sul radicamento della ’ndrangheta che, a Brescello, è stato particolarmente devastante in questi anni dal punto di vista economico, sociale e politico.

A margine dell’incontro brescellese, al questore è stata posta la domanda sulle indagini in corso relative all’operazione “Grimilde”, ma di questo Sbordone ha preferito non parlare.

Ovviamente il silenzio è d’obbligo, visto che gli accertamenti sono ancora in corso. Ma parallelamente il pubblico presente non poteva non essere interessato ad un’inchiesta antimafia contrassegnata da 76 indagati, di cui 13 vivono a Brescello e fra questi alcuni sono tuttora in carcere.—

M.P.

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