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Vigile accusato di molestie, scatta la perquisizione

Il municipio di Brescello dove ha sede la polizia municipale
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Il municipio di Brescello dove ha sede la polizia municipale

Brescello, si estende e tocca episodi avvenuti nel Reggiano, l’indagine della procura di Mantova sull’agente in servizio nella Bassa

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BRESCELLO. Si allarga e tocca episodi avvenuti nel Reggiano, l’inchiesta avviata dalla procura della Repubblica di Mantova, su presunte molestie a minori compiute da un agente della polizia municipale, residente nel mantovano, ma in servizio prima a Reggiolo e poi, dallo scorso febbraio, a Brescello. Una vicenda dai contorni particolarmente complessi, cadenzata da perquisizioni e provvedimenti di allontanamento e, da ieri, da un’interrogazione presentata dai consiglieri di opposizione dell’Unione Bassa Reggiana Cristina Fantinati e Vincenzo Iafrate.

I consiglieri vogliono capire «come siano effettivamente andate le cose – spiegano – visto che nel marzo scorso la caserma della municipale di Brescello è stata teatro di una perquisizione accurata, ordinata dai magistrati mantovani, e che ha riguardato tutte le pertinenze dell’agente che è rimasto in servizio fino a settembre». Ovvero il blitz ha riguardato la scrivania, l’armadietto, il computer e l’auto che l’agente utilizzava per servizio. Cosa cercassero gli investigatori, per il momento, non è dato di sapere.

Si sa, invece, che nel giugno scorso, l’uomo, una quarantina di anni, è stato raggiunto da un provvedimento cautelare di allontanamento emesso dal giudice delle indagini preliminari di Mantova Gilberto Casari, per una vicenda che riguarda una ragazzo, da poco maggiorenne, che tre anni fa – quindi minorenne – sarebbe stato molestato dal vigile con telefonate approcci continui. Una situazione che si sarebbe trascinata nel tempo tanto da rendere impossibile la vita al ragazzino e alla sua famiglia. Sarebbero stati i genitori del minore a far emergere la cosa, presentando una denuncia dalla quale poi è partita l’indagine. . Che però – a quanto pare – avrebbe contorni più larghi, superando i confini del Mantovano per arrivare a Reggio Emilia.

«Ciò che non riusciamo a capire – proseguono i consiglieri Fantinati e Iafrate – è come sia stato possibile che questa persona sia rimasta in servizio dal 6 marzo, giorno della perquisizione e fino al 4 settembre, giorno della sospensione, se pur senza più gli strumenti di auto difesa (arma, sfollagente, spray, manette paletta, ndr) che gli sono stati sottratti ma senza i quali, ci risulta, non avrebbe potuto restare in servizio».Fantinati e Iafrate porteranno la questione nel prossimo consiglio dell’Unione , in attesa delle risposte del presidente, nonché sindaco di Guastalla, Camilla Verona. «Interpelleremo – concludono – anche il sindaco di Brescello e il dirigente della polizia locale per sapere se sono stati immediatamente informati dei fatti, anche in riferimento alle proprie competenze e responsabilità, con quali modalità e da chi».

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