Autisti conniventi Non è la prima volta
reggio emilia. Una lunga scia di rapine, alcune anche violente, spesso organizzate con la connivenza (fattiva o solo informativa) dei portavalori.
Nell’ideare il falso colpo, gli addetti alla sicurezza avevano già sotto gli occhi una lunga scia di precedenti.
Come l’assalto avvenuto in tangenziale a Milano tre anni fa, il 15 ottobre 2016, per un bottino di 1,5 milioni di euro. Sulla tangenziale nord di Milano due furgoni blindati – uno, della ditta Ferrari come nell’ultima occasione, conteneva gioielli e oro, l’altro era per scorta – sono stati inseguiti da un commando di tre auto con a bordo i banditi armati di fucili. Sbarrata la strada al blindato, la banda ha fatto inginocchiare una guardia giurata sparando in aria, ha aperto il portellone e si è impossessata dei gioielli. Lungo la fuga i criminali hanno seminato chiodi sull’asfalto, chiodi che hanno forato le ruote degli automobilisti di passaggio. Due conducenti, capitati per caso sulla scena, sono stati minacciati e sono finiti all’ospedale sotto shock.
Tra i precedenti di guardie infedeli, d’accordo con i rapinatori, figura l’agguato con pistole e fucili al portavalori avvenuto il 22 marzo 2013 a Capalle di Campi, Firenze. Pochi mesi dopo, in ottobre, sono state arrestate sette persone: tra queste, due guardie giurate della “Btv Battistolli” di Vicenza, proprietaria del blindato assalito. L’autista aveva simulato un incidente con uno scooter (guidato da uno dei banditi) per fermarsi, mentre il collega ha fornito informazioni. Il bottino era stato di 700mila euro. —
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