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la svolta investigativa 

Il basista reggiano pentito “canta” in un quarto d’ora

Ambra Prati
Il basista reggiano pentito “canta” in un quarto d’ora

I venti sacchi d’oro trovati intatti in bella vista nel garage di un’amica in via Goito Il 44enne nipote del vigilantes: «Sono un cretino. Per me solo 100mila euro»

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Un quarto d’ora. Ci ha messo un quarto d’ora, il basista e custode del colpo del secolo smascherato dalla polizia, a “cantare”, svelando i retroscena della finta rapina ai portavalori.

La Squadra Mobile di Reggio Emilia, già sulle tracce del sospetto, lo ha pedinato per l’intero giorno di venerdì. L’artigiano edile, incensurato, residente da decenni in un appartamento di via Puccini (nel quartiere di Regina Pacis) con moglie e figli, è stato seguito dagli agenti in ogni suo spostamento: l’abitazione familiare, un garage in via Goito (vicino al cimitero Monumentale), perfino altri garage seminterrati di una palazzina di via Turri, in stazione. Ritenendo che il 44enne fosse coinvolto a pieno titolo nel colpo, in una corsa contro il tempo gli uomini del dottor Guglielmo Battisti hanno ottenuto i mandati di perquisizione, scattati venerdì sera alle 22. Esito negativo per l’appartamento e per via Turri. Bingo, invece, nel garage di via Goito, non riconducibile direttamente all’uomo; il box appartiene ad un’amica dell’artigiano, risultata del tutto estranea alla vicenda, che glielo aveva prestato come deposito per le attrezzature.

Quando il box è stato aperto dai poliziotti, il bottino era lì, in bella vista: sacchi e sacchi d’oro, una ventina, ammucchiati in mezzo al garage semivuoto. E, dopo un quarto d’ora di domande pressanti, il 44enne è crollato: ha confessato di aver pianificato la finta rapina con ostaggi, coinvolto dallo zio. Troppo allettante quella montagna d’oro, forse troppo forte la tentazione di sistemarsi per l’intera esistenza.

«Gli altri due hanno preso me perché sono un cretino», ha dichiarato il 44enne, che ha ammesso di non aver resistito alla lusinga di una tale posta in palio: così si è prestato a inscenare l’assalto al portavalori, con la finalità di trafugare il bottino. Il 44enne ha avuto il ruolo del basista: il percorso post autostrada, da Lemizzone di Correggio a strada del Traglione, è stata farina del suo sacco. In un secondo tempo avrebbe dovuto occuparsi della ricettazione dei gioielli.

Il piano, secondo il 44enne, sarebbe stato ideato da tutti e tre insieme. «Però i patti erano che, poiché io rischiavo meno, a me spettavano solo 100mila euro», ha riferito il 44enne, che è parso sollevato. Quest’ultima dichiarazione dell’interessato dovrà trovare riscontro probatorio: bisognerà verificare se l’artigiano ha detto il vero o se sta cercando di alleviare la sua posizione personale. Intanto l’ampia confessione del reggiano ha consentito alla polizia di incastrare le guardie giurate infedeli (sottoposte a fermo di indiziato di delitto) ed è valsa al 44enne, in virtù dell’atteggiamento collaborativo, la denuncia anziché la misura cautelare in carcere. Del resto, il particolare di aver usato il furgone di sua proprietà (quello che usava ogni giorno per lavoro) per simulare l’assalto sull’autostrada del Brennero, è una conferma indiretta del fatto che il 44enne è un neofita del crimine: un malvivente scafato non avrebbe commesso una tale ingenuità, che ha tradito la banda improvvisata. Un insospettabile rimasto abbagliato dal luccichìo dell’oro. —



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