«Le violenze in famiglia riguardano la comunità»
Boretto. La vicenda che ha portato alla recente condanna di due fratelli e un loro cugino, di origine pakistana e residenti in paese, rei di pesanti maltrattamenti a danno delle rispettive mogli e dei figli, ha visto il Comune di Boretto recitare un ruolo attivo nel sostegno alle vittime e costituirsi parte civile. I due fratelli di 36 e 47 anni sono stati condannati a 2 anni e 8 mesi l’uno, mentre al cugino 49enne 4 anni e 4 mesi. «Abbiamo preso atto della sentenza emessa dal tribunale di Reggio Emilia – afferma il sindaco, Matteo Benassi – che ha riconosciuto la situazione di disagio e sottomissione alla quale erano sottoposte le donne e i bambini. Riteniamo che un caso come questo, dal quale sono emersi pesanti maltrattamenti, non possa lasciare insensibile un’amministrazione pubblica: i maltrattamenti in famiglia non sono, infatti, un problema privato, ma lo sono di un’intera comunità. In primis perché le vittime avevano bisogno di aiuto per uscire da un contesto di costrizione alla quale erano da tempo sottoposte e, aspetto non secondario, perché i bambini maltrattati avrebbero potuto, un giorno, manifestare conseguenze psicologiche importanti a causa delle violenze subite. Queste famiglie si trovano ora in strutture protette; le donne sono assistite al fine di facilitare il loro reinserimento sociale, i bambini sono seguiti nel loro percorso di studi. Al di là del fatto che il Comune di Boretto verrà risarcito dagli autori di queste violenze, credo che l’aspetto principale da evidenziare sia proprio che queste donne e questi bambini non sono stati lasciati soli nelle difficoltà». —
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