Assalito in casa di notte con una pistola alla tempia
Il 33enne minacciato e pestato più volte dai fornitori di cocaina ora accusati di estorsione Domani in tribunale la versione di due dei quattro arrestati
reggio emilia. «Stai tranquillo che le nostre strade si incroceranno e ti vengo a prendere a casa». «Non è una questione di soldi ma di rispetto. Te la faccio pagare». Sono solo alcune delle minacce, accompagnate da pestaggi, ricevute da Juri Piccinini, il 33enne tossicodipendente che il 24 maggio scorso ha compiuto una maldestra tentata rapina in tabaccheria a Masone, chiedendo poi in prestito il cellulare del fornaio per chiedere aiuto al padre. Quello strampalato colpo, con il bandito subito catturato, ha consentito di far emergere un restroscena inquietante: Piccinini ha commesso quel gesto per disperazione, per pagare i debiti a una banda di spacciatori.
Tanto che, giovedì scorso, sono state arrestate per estorsione e traffico di stupefacenti quattro persone: Salvatore Mirielli, 53 anni, e il figlio 25enne Carmine (originari di Isola Capo Rizzuto, nel Crotonese, dove è stato rintracciato il padre), il campano Antonio Flammia di 61 anni, tutti residenti in città, e il palermitano Marco Marchione, residente a Sant’Ilario.
Padre e figlio, in carcere, sono già stati ascoltati: il padre nega su tutta la linea, mentre il figlio ammette lo spaccio ma non l’estorsione. Mentre per gli altri due, ai domiciliari, l’interrogatorio di garanzia si svolgerà domani.
Intanto emergono altri particolari della vicenda. Subito dopo l’arresto in flagranza Piccinini, terrorizzato, ha fornito dichiarazioni spontanee, riferendo di essere stato costretto a commettere la rapina a causa dei debiti di droga e della necessità di farvi fronte immediatamente: temeva per la propria incolumità. E ha vuotato il sacco del suo incubo personale: dipendente dalla cocaina, telefonava al suo fornitore e si recava in un appartamento di via Fratelli Cervi, a Pieve, dove il pusher chiamato “Anto” scendeva e gli vendeva a qualsiasi ora del giorno e della notte pezzi grandi e piccoli di polvere bianca. Da inizio anno il 33enne ha acquistato un centinaio di dosi, costate 7mila euro. Negli ultimi tempi però l’acquirente è andato a credito, contraendo con gli spacciatori un debito di 750 euro. E quella non era gente che scherzava. Difatti è iniziata una sorta di persecuzione da parte dei fornitori. Due settimane prima della rapina, mentre si trovava a Pieve, il 33enne è stato avvicinato da “Cavallo pazzo” (Salvatore, riconosciuto in fotografia come “Anto” cioè Flammia), Carmine e Marco: alla vista dei tre il 33enne era sfuggito all’aggressione. In una seconda occasione, mentre il giovane era in compagnia della sua fidanzata in un distributore di benzina di Masone, la coppia si è imbattuta di nuovo nei tre e si è rifugiata dentro l’auto. Gli aggressori hanno circondato la macchina prendendo a calci e pugni la carrozzeria e provocando un danno da 1.670 euro. Un’altra volta Carmine, via cellulare, ha rivolto le frasi minacciose al giovane: «Te la faccio pagare». Fino ad arrivare all’episodio clou: alle 3.30 di notte i tre uomini sono entrati nell’appartamento del giovane, usando un paio di chiavi di un loro cliente che Piccinini talvolta ospitava.
Carmine, che impugnava una pistola a tamburo, ha svegliato il 33enne puntandogliela alla testa: poi il gruppo ha messo a soqquadro la casa e picchiato su tutto il corpo il giovane che, caduto a terra, si è visto pestare la mano destra. Una spedizione punitiva e un pestaggio in piena regola: la vittima è riuscita a uscire correndo fuori dall’appartamento e sentendo uno dei tre che lo minacciava di morte se non avesse pagato il debito entro il mattino successivo. Perciò, la mattina seguente, Piccinini si è deciso a commettere la rapina. —
Am.P.
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