Domani l’interrogatorio dei due vigilantes che hanno inscenato l’assalto al blindato
La Squadra Mobile ha svuotato il garage di via Goito e inviato la refurtiva da 10 milioni di euro a Modena per l’inventario
Si terrà con tutta probabilità domani, in tribunale a Modena (per competenza territoriale), l’interrogatorio di garanzia di Marco D’Ambrosio, 35 anni originario di Napoli, e di Domenico Aversa, 62 anni originario di Scandale (Crotone), le due guardie giurate infedeli – entrambe residenti in Germania – che insieme alla complicità di un reggiano 44enne, nipote di Aversa, hanno inscenato la rapina milionaria con ostaggi al furgone blindato che trasportava oro e orologi.
I due addetti, sottoposti a fermo di indiziato di delitto, dovranno rispondere dei reati di furto aggravato e simulazione di reato in concorso. Così come l’artigiano edile 44enne, che però, in virtù della sua collaborazione con la polizia, è stato solo denunciato.
Venerdì notte, allo scattare delle manette in extremis – scadevano i termini per il fermo delle guardie, che avevano già comprato un biglietto aereo per tornare in Germania –, gli uomini del dirigente della Squadra Mobile Guglielmo Battisti hanno provveduto a svuotare il garage di via Goito. Nel box, di proprietà di una conoscente del 44enne del tutto estranea alla vicenda, il basista ha stipato in bella vista l’intera refurtiva: pepite d’oro, gioielli, orologi Rolex e cassette di sicurezza piene di contanti. Una ventina di sacchi, alcuni dei quali ancora sigillati: la banda non ha nemmeno avuto il tempo di visionare quella montagna d’oro, superiore alle aspettative dei malitenzionati.
Il garage è stato svuotato dagli agenti e il contenuto inviato a Modena, dove si procederà a stilare un esatto inventario della merce.
Oggi poi, a ponte festivo finito, gli investigatori di Modena prenderanno contatti con il datore di lavoro dei due vigilantes: la Ferrari Group, la società di trasporto valori e spedizioni doganali con sede ad Alessandria che aveva ricevuto il compito dalla Logistics Germany di trasferire i preziosi da Stoccarda a un caveau nel Bolognese, meta finale del viaggio.
Quando D’Ambrosio e Aversa sono stati portati via in manette indossavano ancora il giubbotto con il pellicano, simbolo dell’azienda: è probabile che la società storica, che promette una “brilliant delivery”, licenzierà i dipendenti.
La versione delle guardie giurate non ha convinto dal primo istante la polizia, che ha risolto il caso in 48 ore con una svolta investigativa arrivata proprio da Reggio. Troppi particolari non tornavano nel racconto degli addetti, a loro dire abbordati in A22 da un commando armato di cinque uomini con accento dell’Est, costretti a uscire al casello di Carpi, arrivati in via della Pace a Lemizzone di Correggio (dove è avvenuto il trasbordo dei colli), infine bendati e rilasciati in strada del Traglione, nel Parmense subito dopo il ponte Enza. Occorrevano, però, le prove: e le presunte vittime, interrogate separatamente e torchiate per 48 ore, non hanno ceduto di un millimetro, nonostante le evidenti contraddizioni.
Lo spunto decisivo è arrivato dalle telecamere di un varco stradale situato tra Carpi e Correggio, che ha mostrato un furgone bianco che precedeva il blindato, ma solo quello: nessuna traccia dell’auto del commando. Ed è parso singolare che, come emerso dalla targa, quel furgone bianco fosse intestato al nipote di uno dei due vigilantes: un 44enne artigiano, con natali crotonesi, residente da decenni a Reggio con moglie e figli. L’incensurato era il basista e il ricettatore: in un quarto d’ora ha confessato, incastrando i complici. —
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