Assiste la madre disabile dopo l’aneurisma. Per un punto esclusa dalla laurea magistrale
La battaglia di Erika: «Nessun riconoscimento per quelli come me, basterebbe equipararci agli studenti lavoratori»
GUALTIERI. La loro storia ha fatto il giro d’Italia. Quella di una madre, Lorenza Tarasconi – 53 anni, originaria di Gualtieri, trasferitasi a Rovereto di Modena nei primi anni Novanta una volta sposata, che da sei anni, dopo una grave emorragia celebrale, non parla, non cammina, non è in grado di mangiare da sola – e quella di una figlia determinata, Erika Borellini, 25 anni, che da allora, assieme al padre Stefano, ha scelto di farsi carico personalmente della sua cura, senza rinunciare alla propria formazione. Un gesto d’amore che la impegna a tempo pieno: quello che ci vuole per accudire una persona gravemente disabile.
Laureatasi lo scorso febbraio alla triennale di Ingegneria elettronica all’Università di Modena e Reggio, per un solo punto non può accedere alla magistrale dello stesso ateneo, per uno sbarramento all’ingresso. «Agli studenti lavoratori viene dato un bonus di due punti. Perché ai caregiver (chi si prende cura di qualcuno a tempo pieno, come è il caso di Erika, ndr) no?», è la domanda che la giovane ha posto all’ormai ex rettore Angelo Andrisano e al Paese, attraverso Facebook, i media e una raccolta firme che ha già raccolto oltre 110mila adesioni all’Italia (su change.org). Una risposta definitiva, dopo un’apertura da parte del Ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti in diretta sui Rai Uno sul caso, ancora non è arrivata. Almeno da parte dell’ateneo di Modena e Reggio. Ed Erika aspetta di sapere cosa fare del suo futuro, dal nuovo rettore, Carlo Adolfo Porro.
Partiamo dall’inizio. Dal 20 maggio del 2013.
«Esattamente un anno dopo il terremoto, nel quale per fortuna non avevamo avuto danni, mia madre è stata colpita da una grave emorragia cerebrale. Faceva l’impiegata per mio padre, che ha uno studio di progettazione di impianti. Io all’epoca ero in quinta superiore: un mese dopo ho sostenuto la maturità all’istituto tecnico Da Vinci di Carpi».
Come sta ora sua madre?
«Capisce al cento per cento. Abbiamo “solo” un problema: non ci muoviamo, non parliamo, non riusciamo a mangiare da soli. In parte ci nutriamo per bocca, in parte con il sondino. Ma cognitivamente ci siamo del tutto. È stato difficile farlo capire ai medici che parlavano di minima coscienza, ma noi da subito riuscivamo a comunicare con lei, tramite lo sguardo. Abbiamo ottenuto il diritto di voto. Una certificazione importante».
Siete lei e suo padre a occuparvi di Lorenza.
«Mi occupo io della sua igiene personale, delle medicine e del cibo. Siamo arrivati a risultati importanti, è capace di mangiare omogeneizzati per bocca. Li faccio io. Il sabato cucino per tre o quattro ore per prepararli e poi li metto nel congelatore: ma faccio piatti elaborati, dalle cozze al pollo alla cacciatora... Gli omogeneizzati per bambini non mi piacciono. Nell’ultimo anno è stata bene di salute e io sono riuscita a dare tutti gli esami. Mentre i primi anni no, e sono stati più difficili, ha subito diversi interventi. Anche per quello la mia media è rimasta bassa. Quando ho potuto organizzarmi meglio, perché è stata meglio, ho ottenuto voti migliori, ma non è bastato ad alzare la media in vista del risultato finale».
Si è laureata e ha ottenuto un punteggio di 84 su 110. Per accedere alla magistrale in Ingegneria elettronica e continuare a studiare serviva un 85.
«Esatto. Ma voglio chiarire una cosa perché in queste settimane sono state fatte tante considerazioni dopo che la nostra storia è diventata pubblica: io non mi lamento perché ci mancano gli aiuti. Abbiamo deciso noi di occuparci personalmente di mia madre e sono felice di farlo. E non chiediamo soldi, né favori. Ma siccome esistono i bonus per gli studenti lavoratori, di due punti al momento del calcolo del voto di laurea, perché non ci sono per chi, come me, è impegnato forse anche più di un lavoratore facendosi carico delle cure di una persona cara? È una “manovra” a costo zero, quella che chiedo. Sono tante le persone che mi hanno contattato raccontandomi di essere nella mia stessa situazione, tanti quelli che hanno dovuto cambiare ateneo per continuare a studiare per questo motivo. Ma io non posso spostarmi: al mattino mi occupo di mia madre, poi vado a lezione, torno per farla mangiare perché non è facile accudire una persona che non è in grado di deglutire e io ho maturato una certa esperienza. In più lei si fida di me. Quindi, una volta finito, torno a lezione e la lascio con una persona che ci aiuta. Non riuscirei con questi impegni a frequentare una università più lontana».
I suoi docenti erano a conoscenza della sua situazione famigliare?
«Non ho mai parlato della mia situazione, a meno che non fosse strettamente necessario. Anche per un certo orgoglio: volevo essere valutata per quello che so. Ho fatto una tesi sui sensori delle macchine da dialisi, mi interessa il campo medico: un elaborato di 110 pagine che mi è valso tutti i tre punti possibili in fase di discussione».
Ma non è bastato per ottenere almeno 85. Cosa è successo dopo?
«Ho subito scritto all’università, ma mi hanno risposo ufficialmente solo dopo sette mesi, a settembre: mi hanno detto che l’università ha tra le sue fondamenta il pari trattamento tra studenti e che quindi non potevano darmi questo privilegio. Quello che dico è che se lo sapevano già a marzo, potevano dirmelo subito. Invece, così, rischio di perdere un anno. Ora mi sono arrivate proposte da altri atenei pronti a prendermi, come Parma, Pavia e Roma. Mi ha fatto piacere, ma non posso spostarmi da casa».
A un certo punto, con le dichiarazioni del ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, sembrava che il suo caso fosse risolto.
«Io però non ho ricevuto alcuna comunicazione e a oggi non posso iscrivermi. Ho già cercato di prendere un appuntamento con il nuovo rettore, ma ancora non è stato possibile».
Se potesse rivolgergli un appello, quale sarebbe?
«Di fare presto a darmi una risposta perché, se mi sarà ancora negata l’iscrizione a Ingegneria elettronica, comunque non voglio smettere di studiare. Mi iscriverò a Meccatronica, a Reggio. Anche se dovrò fare cinque esami in più per colmare le mie lacune nel campo. Ad ogni modo, la scadenza per l’iscrizione è dicembre. Ma soprattutto spero di creare un precedente, perché fino ad oggi nessuno aveva pensato agli studenti caregiver. Nel nostro Paese, come me, ce sono tanti». —
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