Coppia scoppiata, l’ex marito condannato ma per minacce
Il 54enne è stato assolto dalle accuse di maltrattamenti in famiglia e violenza privata La difesa: «Si tratta di episodi in gran parte smentiti in aula»
QUATTRO CASTELLA. Assolto dalle accuse di maltrattamenti e violenza privata, condannato a due mesi di reclusione per minacce (così è stato derubricata l’accusa di lesioni gravi).
In soldoni, si è sgonfiata ieri mattina in udienza in tribunale a Reggio Emilia – davanti al giudice Chiara Alberti – la posizione di un 54enne che per fatti ricostruiti dalla Procura (con l’8 settembre 2018 come momento delicato, perché sarebbe spuntato un coltello) è finito sotto processo, accusato dalla moglie (costituitasi parte civile tramite l’avvocato Cosimo Zaccaria) e da uno dei tre figli. Per tutelare la privacy della famiglia in cui sono presenti anche dei minorenni, non forniremo dettagli che possano far individuare questo nucleo familiare ormai disgregatosi (i due coniugi sono separati). Per gli inquirenti l’imputato si sarebbe macchiato – durante il matrimonio – di atti violenti contro la moglie (schiaffi, pugni, capelli tirati, un grosso coltello puntato al collo per ottenere rapporti sessuali non voluti dalla donna) limitandole pure l’uso del telefono, chiudendola a chiave in casa, apostrofandola come «zoccola». Nel caso del coltello puntato, la donna aveva riportato lesioni (sarebbe stata spintonata con la testa contro il muro) guarite in sette giorni, ma pure uno dei figli, intervenuto per disarmare il padre, avrebbe subìto ferite da taglio ad una mano (dieci giorni di prognosi).
Ma perché un “quadro” simile è in gran parte caduto al processo? «Si tratta di episodi per lo più smentiti in fase istruttoria – commenta l’avvocato difensore Gianluca Tirelli – e più spesso era la moglie ad aggredirlo, lei stessa ha ammesso di aver lanciato oggetti contro il marito. Moglie che poi, riguardo alle accuse, non ha saputo ricostruire i fatti in modo preciso». Sempre ieri il giudice Alberti ha disposto che relativamente alle minacce la parte civile possa avviare un’azione civile per il risarcimento-danni, inoltre il magistrato giudicante ha revocato il divieto d’avvicinamento disposto nei confronti del 54enne. —
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