Gazzetta di Reggio

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la polemica 

Plastica, raddoppiano i costi 100 reggiani contro la tassa

E.L.T.

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REGGIO EMILIA. La tassa sulla plastica sembra confermata. E da Reggio Emilia, culla del distretto della gomma-plastica, parte una crociata da parte di aziende e politica per evitare il balzello pensato dal governo per accelerare la conversione del settore in chiave ambientalista. Da una parte ci sono le imprese di imballaggi di plastica, che dovrebbero essere colpite direttamente dalla misura. Dall’altra i produttori di macchine per lo stampaggio e la plastica tout-court, che vedono accendere un ulteriore faro contro la materia sulla quale è stata fondata la Packaging Valley dell’Emilia-Romagna, dove è cresciuto il maggior numero di aziende del comparto in Italia, 230 con oltre 17.000 occupati e un fatturato annuo di 5 miliardi di euro, pari al 63% del giro di affari nazionale.

Ma la “patria” del distretto è proprio Reggio Emilia, che conta da sola 100 imprese della gomma-plastica in provincia e 5mila addetti diretti, escluso il vasto indotto.

Un territorio, il nostro, nel quale sta prendendo forma il fronte contrario alla plastic tax, misura contenuta nella manovra economica del Governo che determinerebbe un incremento del 110% del costo della materia prima a svantaggio delle aziende degli imballaggi, compresi quelli per alimenti e i mono-uso.

A tuonare è stata intanto Confindustria Emilia Area Centro che si dice «fermamente contraria all’introduzione della plastic tax immaginata dal Governo nella legge di bilancio». «Una tassa», argomenta il presidente Valer Caiumi, «che va a colpire in modo particolare il territorio emiliano-romagnolo». Con la plastic tax all’ipotesi del Governo a «un euro al chilo, che è il costo delle materie prime, significa raddoppiarne il prezzo» e per le aziende «trovarsi in condizioni spiazzanti rispetto ai concorrenti stranieri». Roberto Graziani, direttore generale e responsabile della Graziani Packaging, realtà cesenate del settore del packaging avverte: «Parlare di plastic free – spiega – è fuori luogo perché la plastica in tanti settori, soprattutto per l’alimentare, non è sostituibile perché garantisce la “shelf life” (una vita sugli scaffali dei supermercati, ndr), quella che serve a ridurre gli sprechi alimentari che da statistiche ufficiali solo in Italia rappresentano 9 miliardi di euro all’anno». «Dobbiamo chiarire che se volessimo togliere il confezionamento in plastica sui prodotti alimentari poi dovremmo raddoppiare gli sprechi alimentari e non credo che questo sia un obiettivo da perseguire». L’Emilia-Romagna è la regione che più verrebbe colpita dall’imposta.

Nonostante che da Luigi Di Maio siano arrivate parole di chiusura inequivocabili, in Emilia-Romagna il dialogo fra il Pd e il M5s non sembra essersi interrotto. Stefano Bonaccini, presidente uscente, si trova di fronte a una sfida delicatissima. È contrario all’imposta anche in chiave elezioni, dovendo racimolare voti sapendo che la perdita della sua Regione, a differenza dell’Umbria, potrebbe far cadere il Governo. —

E.L.T.

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