«Sarebbe servito un kalashnikov per la rapina a quel furgone»
REGGIO EMILIA. Uno resta in carcere, l’altro ai domiciliari: questa la decisione del giudice dopo l’interrogatorio di garanzia a carico delle guardie giurate infedeli, che hanno inscenato una rapina con ostaggi per impadronirsi dei 10 milioni di euro che trasportavano con il furgone blindato.
Marco D’Ambrosio, 35 anni originario di Napoli, e Domenico Aversa, 62enne originario di Scandale (Crotone), entrambi residenti in Germania, sono accusati dei reati di furto aggravato e simulazione di reato in concorso.
Stesse imputazioni – ma è stato solo denunciato – per il terzo complice, il 44enne crotonese nipote di Aversa, imprenditore edile incensurato: il basista reggiano ha confessato in un quarto d’ora, consentendo alla Squadra Mobile del dirigente Guglielmo Battisti di recuperare il bottino (trovato in un garage di via Goito) e di incastrare i due.
D’Ambrosio e Aversa sono dipendenti della Ferrari Group, una società di Alessandria specializzata in spedizioni doganali di preziosi, che aveva l’incarico di trasferire venti chili d’oro (pepite, gioielli, Rolex e cassette di contanti) in un caveau del Gruppo Battistolli di Bologna. «I destinatari del carico eravamo noi; da qui avremmo smistato i valori. Ferrari Group ci aveva chiesto un appoggio – ha detto Marco Meletti della Battistolli – Il racconto degli addetti non stava in piedi fin dall’inizio, anche ipotizzando un mezzo inadeguato. I nostri blindati sono a prova di flessibile e seguiti dal satellite: servirebbe un kalashnikov o un lanciafiamme per aprirli, ma in quel caso andrebbe distrutto il contenuto. E gli addetti hanno un vademecum di comportamento: mai scendere dal mezzo».
Ieri, durante l’interrogatorio di garanzia svoltosi in carcere a Modena, le guardie giurate – che non hanno ammesso nulla –, difese dall’avvocato Barbara Minelli di Modena, si sono limitate a confermare la versione fornita sabato scorso davanti al pm, che ha sostenuto la custodia cautelare. Il difensore ha invece proposto i domiciliari. Il Gip Barbara Malvasi, dopo aver convalidato il fermo, si è riservata sulla misura, sciogliendo la riserva nel pomeriggio. Uno resta dietro le sbarre, l’altro va ai domiciliari; questo perché in un caso era disponibile un alloggio consono. —
Am.P.
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