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Follia a Cadelbosco Sopra, non vogliono pagare il conto e picchiano il ristoratore fino a rompergli un timpano

M.P.
Follia a Cadelbosco Sopra, non vogliono pagare il conto e picchiano il ristoratore fino a rompergli un timpano

Fabio Gemmi, dell’omonimo locale di Cadelbosco Sopra, ha rimediato la perforazione di un timpano. La discussione è avvenuta con un gruppo di rom che ha pranzato nel locale

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CADELBOSCO SOPRA. Una trentina di persone di etnia rom sono andate, domenica scorsa, a pranzo al ristorante Gemmi di via Marconi 2, a Cadelbosco Sotto. Conto complessivo: 386 euro. Ma al momento di pagare è nato un parapiglia con il gestore del locale, che si è pure beccato un violento schiaffo tra la tempia e l’orecchio, al punto da cadere a terra privo di sensi a causa della perforazione del timpano.

La prognosi: 10 giorni. . Alla fine, dopo varie sceneggiate tra cui quella di mostrarsi disponibile a pagare con carte di credito che però erano prive di liquidità, dai reggiseni delle donne sono spuntati prima 100 e poi 200 euro in contanti, con cui hanno pagato in parte il conto, lasciando però 86 euro di debito. Questa la brutta avventura capitata a Fabio e Graziella Gemmi, fratello e sorella, titolari dell’omonimo ristorante. Per tentare di calmare gli animi sono intervenuti i carabinieri di Cadelbosco Sopra, che hanno ascoltato la testimonianza dei gestori, oltre ad effettuare il riconoscimento dell’autore del violento schiaffo. Si tratterebbe di un uomo di etnia rom residente a Brescia.

È Graziella a raccontare l’episodio: «Domenica avevamo il locale pieno di gente e all’ingresso si sono presentate due donne per chiedere se potevamo ospitare una quindicina di persone. Man mano che entravano nel locale li abbiamo tutti sistemati in veranda. Alla fine ne sono arrivati 29, al punto che poi abbiamo anche dovuto aggiungere delle sedie.

Finito il pranzo, alcuni di loro hanno cominciato ad uscire, poi un paio di persone sono venute alla cassa per chiedere il conto. Saputa la cifra da pagare, uno di loro ci ha detto: “Adesso vado a casa a prendere i soldi perché qui non li ho”. Buona norma sarebbe che, quando un cliente consuma, paga prima di uscire da un locale, o sbaglio?».

«Si è così accesa una discussione tra alcuni uomini e mio fratello. Poi una signora è entrata con due carte di credito, entrambe rifiutate dal sistema. Intanto i toni cominciavano ad alzarsi. Sono “magicamente” spuntati 100 euro e successivamente altri 200 euro, e dopo quanto è successo a mio fratello l’abbiamo chiusa lì dal punto di vista dei soldi, tralasciando gli altri 86 euro che ci spettavano. Ma sullo schiaffo abbiamo sporto denuncia ai carabinieri di Cadelbosco Sopra. Non abbiamo mai avuto problemi con questa gente. D’altronde, noi siamo un esercizio pubblico e non possiamo non accettare chi viene a mangiare, a bere o per un semplice caffè».

In occasione del consiglio comunale di martedì sera, mentre si stava discutendo della mozione presentata dal gruppo consiliare “Centrosinistra per Cadelbosco di Sopra”, che chiedeva solidarietà per il popolo kurdo, la vicenda accaduta domenica al ristorante è stata sollevata dal consigliere Marino Zani di “Cadelbosco per tutti”, che ha chiesto all’amministrazione comunale di «esprimere solidarietà ai gestori del ristorante».

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