Sanità a Reggio Emilia, le odissee dei nostri lettori alle prese con le prenotazioni
Sui canali web della Gazzetta di Reggio piovono commenti. Fra indignati e delusi, tutti sperano che si arrivi a una soluzione
REGGIO EMILIA. Il quaderno di doglianze è lungo e continua ad allungarsi. In appena quattro ore ieri alle 17 la Gazzetta di Reggio aveva già ricevuto via Facebook 288 aspri commenti alla notizia delle liste chiuse e dei biblici tempi d’attesa, che spesso costringono i pazienti a pagare le costose visite private o “intra moenia” per essere visitati con la necessaria rapidità. È un coro unanime, civile ma carico di indignazione, astiosa rassegnazione e delusione. La grande maggioranza dei messaggi è firmata da donne, che attestano la superiore attenzione e premura femminile per la cura e la qualità della vita. Non sembra ci sia specializzazione che si salvi.
Raccontateci la vosta esperienza scrivendo a cronaca.re@gazzettadireggio.it
Scrive Valeria Vecchi, volontaria ospedaliera: «A parte oculistica, che è sempre stata una spina nel fianco, fino a due anni fa la situazione per gli altri settori era decisamente accettabile. Da due anni a questa parte (non sarà a causa dell’unificazione Ausl?) i tempi sono diventati biblici per qualsiasi esame o visita che si debba fare. A questo si aggiunge la chiusura illegale delle liste! Com’è che prima le cose funzionavano? L’ho fatto presente in regione visto che noi Avo, prestando servizio in ospedale, raccogliamo le lamentele dell’utenza che sono diventate tantissime!».
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Anna Mancuso conferma: «I calendari sono chiusi per varie visite: urologia, pneumologia, ecografie, endocrinologia... È la prima volta che succede. Tutto da inizio gennaio 2019». Cristina Corradini incalza: «Da quando tutto è diventato Ausl è peggiorata la situazione. Non parliamo poi del fatto che gli unici posti liberi sono o presso centri privati o negli ospedali di provincia. Se deve andarci un anziano come fa? Ma anche un lavoratore se deve andare all’ospedale di Castelnovo Monti impiega il triplo di tempo. Mi chiedo, chi è che riesce a trovare posto al Santa Maria?».
La testimonianza di Renata Riccò Bondavalli incrina perfino l’immagine del Core: «Sono stata operata di tumore al seno in aprile del 2016, ho fatto la mammografia il 14 maggio 2019 e il 15 maggio sono andata per prendere appuntamento per il maggio 2020. Mi hanno dato l’appuntamento per il 21 ottobre 2020. Devo fare la mammo ogni anno e mi è stato detto di telefonare ogni settimana per cambiare l’appuntamento. Questa settimana mi è stato detto che l’agenda del 2020 ormai è chiusa. Allora ho chiesto per il maggio 2021, ma mi hanno detto che l’agenda non è ancora aperta (l’oncologo sulla richiesta nuova aveva specificato che l'esame deve essere eseguito entro maggio e non oltre)».
Anche la tanto vantata prevenzione dei tumori si rivela decisamente difficoltosa: «Per colonscopie e gastroscopie – scrive Barbara Santi – al Santa Maria le liste sono bloccate da inizio estate e non c’è ancora alcuna indicazione su una possibile riapertura». Morena Subazzoli aggiunge: «Il calendario delle visite per il melanoma è chiuso da almeno due mesi. Per l’endocrinologia ho preso appuntamento ad aprile e ho fatto la visita a novembre, ma sono dovuta andare a Scandiano. Per la mammografia e la gastroscopia le liste sono chiuse. Direi che basta. Però nella stessa struttura pagando si aspettano dieci giorni al massimo!».
Il panorama appare uniformemente grigio a Emilia Nironi: «Ultimamente sembrano bloccati un po’ su tutto. L’importante è fare bella figura nei confronti di altre regioni. A pagamento, se tutto va bene, trovi nel giro di poco, ma non tutti se lo possono permettere e soprattutto parliamone di come ti trattano. Ammetto che qui va meglio rispetto ad altre zone, ma si sa che la salute non aspetta.
Se si va da un medico ci si va perché si ha bisogno di un medico e non di un becchino... E comunque ci sono anche medici dei quali davvero non ci si può lamentare. A Villa Verde mi sono sentita rispondere che si tende a prendere solo a pagamento. Viva la sincerità. America, stiamo per copiarvi! E paghiamo pure bello caro anche il parcheggio non custodito al Santa Maria Nuova, ospedale pubblico. Danni e beffe». Gli anziani sono i più penalizzati.
«Mia madre – scrive Susanna Nasi – ha 86 anni ed è diabetica con maculopatia ad entrambi gli occhi... Visite, iniezioni, florangiografie con tempi biblici. Se andavi in altre strutture per fare prima arrivavi in ospedale e non te le accettavano perché avevano parametri di lettura diversi. Intanto la vista colava a picco. Abbiamo dovuto scegliere il privato (con costi da capogiro) per salvare il salvabile... uno schifo totale!».
Le premesse del Mire non sono incoraggianti. Antonella Cecco riferisce: «Con la gravidanza non sono riuscita a prenotare neanche una visita! L’agenda era chiusa o non c’era posto nei tempi prestabiliti! Le ho fatte tutte a pagamento, perché a pagamento c’era la disponibilità... L’ecografia ostetrica del terzo trimestre al Santa Maria non la fanno più. O trovi un’altra struttura o, come me, vai sempre a pagamento privatamente».
Nemmeno le urgenze sembrano rispettate, secondo quanto riferiscono alcuni lettori. «Al Cup – scrive Alessandra Battani – si sono rifiutati di prenotarmi una visita urgente, dicendo che non c'è posto! Per fare le visite ho dovuto girarmi tutti gli ospedali della provincia ed in alcuni casi andare a Carpi o Modena. Per una visita ho dovuto optare per il privato e spendere un sacco di soldi». Cristina Corradini esprime uno dei rari giudizi benevoli: «La sanità da noi è ottima, e lo capisce chi ha girato diversi ospedali in Italia. Dovremmo ringraziare per avere tutto gratis. Se si paga qualche visita urgente è solo nel nostro interesse. Il problema da risolvere è la possibilità di prenotare nella struttura che si desidera e non dover telefonare cento volte prima che ci sia l’agenda disponibile».
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