Il seicentesco palazzo Parisetti si presenta dopo il restauro
REGGIO EMILIA. Il ritrovato splendore del seicentesco palazzo Parisetti, il cui restauro è stato completato due settimane fa, potrà essere ammirato dalla cittadinanza nei prossimi giorni. L’esito dei lavori, che si sono protratti da aprile a ottobre, sarà presentato ufficialmente domani alle 16 nella sede dell’antico ospizio, oggi gestito come casa di riposo da Asp Città delle Persone, al numero 24 di via Toschi. Interverranno il presidente di Asp Raffaele Leoni, il sindaco Luca Vecchi, il presidente della Fondazione Manodori, Romano Sassatelli, il presidente dell’associazione Amici dell’Omozzoli Parisetti, Ennio Ferrarini, e il delegato del vescovo, monsignor Tiziano Ghirelli.
Subito dopo, alle 17, si terrà nella vicina sala dell’Associazione Industriali, in via Toschi 30/a, un seminario di presentazione tecnico-artistica dell’intervento. Le visite guidate, prenotabili allo Iat in via Farini 1/A, sono in programma per sabato alle ore 10, 11 e 15.30. Infine alle 16.30 si terrà nel piccolo oratorio dei santi Pellegrino e Rocco, attiguo all’ingresso del palazzo, un concerto a ingresso libero inserito nella rassegna “Soli Deo Gloria”. Per il restauro, il cui progetto esecutivo è stato redatto dagli architetti Walter Baricchi e Nicoletta Manzotti, sono stati spesi 240 mila euro, provenienti dal testamento delle signore Suzzari, ospiti della casa di riposo fino alla morte, dal bando facciate del Comune e dalla Fondazione Manodori, mentre l’associazione “Amici dell’Omozzoli Parisetti” ha promosso una raccolta fondi. La cappella, dotata di un’ottima acustica, è la parte meglio conservata del complesso architettonico.
Vi si trova sulla balconata un organo del 1687, uno dei migliori della città. Ha un ricco corredo di tele dipinte da artisti di scuola reggiana del Settecento, tra cui la pala d’altare con la Madonna e i santi Pellegrino e Rocco, la Cena di Emmaus e L’omaggio di una regina a un santo monaco. L’interno presenta una pianta rettangolare ad aula unica con volta a botte.
Lo zoccolo è dipinto a lastre di stucco venato a imitazione di pietra nobile. Il pavimento è in cotto. Pregevole la cancellata settecentesca in ferro battuto. L’istituzione benefica risale al 1410, quando il notaio Matteo Omozzoli dispose che una delle sue due case fosse adibita per sempre a ospizio per poveri, viandanti, pellegrini e infermi. La famiglia Omozzoli Parisetti ne curò l’amministrazione fino al 1850. Nel 1893 l’ospizio divenne un Istituto destinato agli anziani. —
L.S.
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