L’idea di Chiesa di Ruini? Persiste l’ossessione della rilevanza del potere
«A creare odio è anche la disgregazione della cultura cattolica» «I vescovi non sono oggetto di una propaganda che divide»
la lettera
alberto melloni*
Caro Direttore, la ringrazio del suo fondo di martedì. Accende una luce su un dilemma che l’intervista al cardinale Ruini di domenica pone in modo acuto: e cioè se i cattolici nelle loro scelte politiche debbano optare fra un conservatorismo democratico e un progressismo democratico o se invece l'alternativa sia fra cattolicesimo democratico e quel clerico-suprematismo che ha colori cupi e sapori antichi.
Ruini non ha dubbi: l'alternativa è quest'ultima e la sua opzione - espressa con una apertura di credito che mi ha impressionato perché articolata con gli stessi argomenti e la stessa superficialità di Franz von Papen (la mia analogia era fra von Papen e Ruini, non fra il Führer e il Capitano) - è limpida.
Ma come lei rileva la spaccatura sociale che il salvinismo nutre e di cui si nutre non è cosa in cui la Chiesa sia stata inerte: se oggi sentiamo prevalere solo odio sociale e odio puro (quello contro Liliana Segre, per dire) è anche a causa della ulteriore disgregazione di una cultura cattolica che, ipnotizzata dalla politicizzazione della fede, era sopravvissuta alla lunga crisi della Dc apertasi con l'assassinio di Moro.
Una cultura fatta di due elementi: la rettitudine della coscienza davanti ad ogni potere, anche ecclesiastico; e la coltivazione di competenze solide.
Nella frana etica e democratica di Tangentopoli Ruini ritenne, con una lucidità politica che nessun altro aveva, che quelli fossero due ingombri: e che alla fine alla Chiesa toccasse il fardello di parlare al potere (berlusconiano) come potere (ruiniano).
È questa ossessione della rilevanza nel potere che ha reso irrilevante il pensiero nel cattolicesimo e il cattolicesimo irrilevante nella crisi della rappresentanza e delle istituzioni.
Un dramma che l'opzione preferenziale per Salvini aggrava e che chiama i vescovi della regione a prendersi la responsabilità di dire se le Chiese di questa terra vogliono essere oggetto di una propaganda che divide loro e la società, o soggetto di una custodia premurosa di una coesione sociale che può stare nel centrodestra o nel centrosinistra. Ma non nella sottodestra del razzismo, nell'antisemitismo e nel suprematismo bianco. —
*docente universitario, storico
della Chiesa e del Concilio Vaticano II
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