Mancata vendita Non ridà la caparra e finisce nei guai
Un 64enne è accusato di truffa da una famiglia di indiani che si ritirarono dall’acquisto di una casa a Cadè perché voleva troppi soldi in nero
REGGIO EMILIA. La vendita di un’abitazione – nell’autunno di sei anni fa – a Cadè, in via Tamigi, è sfociata in un contenzioso che vede sotto processo per truffa il marito 64enne della proprietaria della casa. Di mezzo c’è una caparra di 3mila euro che non è mai stata restituita alla famiglia indiana che era interessata all’acquisto dell’immobile, poi sfumato.
Sul perché di questa caparra trattenuta le versioni divergono nettamente, come si è ben capito ieri mattina in aula davanti al giudice Sarah Iusto. Il mancato compratore indiano si è costituito parte civile tramite l’avvocato Francesco Arlotti, sostenendo che gli era stato proposto un prezzo d’acquisto di 190mila euro, aveva versato la caparra, ma poi l’affare era saltato perché il pagamento doveva avvenire per 90mila euro in nero («Troppi») e i rimanenti 100mila euro da versare normalmente al rogito. Versione confermata anche dal cugino.
Ricostruzione contestata dall’imputato – difeso dal legale Matteo Bolsi (studio Cataliotti) – che ieri ha voluto controbattere in udienza: «Mi occupo degli affari di mia moglie che è casalinga e per la casa avevamo pattuito per la vendita 190mila euro, anche se ne vale di più. A quel tempo avevo dei problemi economici e chi doveva comprare l’abitazione – sottolinea – li ha strumentalizzati per poi scendere ad un prezzo di 140-150mila euro. Una valutazione inaccettabile e per di più ho perso l’interessamento di altre due persone per la vendita della casa. A quel punto ho compensato il danno avuto, trattenendo la caparra». Versione confermata dalla moglie 59enne: «Tiravano troppo sul prezzo e non siamo perciò andati a rogito».
Fra tre settimane si concluderà il processo con la sentenza. —
T.S.
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