Confiscati 103 beni ma mancano i gestori Emesse 131 interdittive antimafia in 9 anni
Il prefetto: «Nel mirino ditte edili e dell’autotrasporto». Mescolini: «Seguire i fatti nella memoria di ciò che è accaduto»
REGGIO EMILIA. La lotta alla criminalità organizzata al centro di due convegni tenutisi ieri nella nostra città (nell’aula magna di Unimore) e a Bologna (nella sede della Regione). Tanti gli spunti emersi dalla nona edizione dell’iniziata proposta dall’Ordine provinciale dei commercialisti. Dopo il maxiprocesso Aemilia si contano 103 beni confiscati alla mafia (case, ville, terreni e negozi) a cui si aggiungono una quarantina di aziende. Un patrimonio che colloca il territorio reggiano in vetta alla classifica regionale insieme a Parma (172). Nonostante un tavolo permanente in Prefettura sulla loro gestione, sottolinea tuttavia il commercialista reggiano Andrea Baratti «le destinazioni di questi beni sono poco più del 20%, un dato nettamente inferiore a tutte le altre province». A scoraggiare sarebbero alcune criticità come «la non conformità edilizia degli stabili», che i gestori dovrebbero sanare, o il fatto che «in alcuni casi sono occupati».
Fra l’altro in Tribunale a Bologna è stato istituito un ufficio specializzato nella valutazione delle richieste delle misure di prevenzione patrimoniale e personale: «Si tratta di un gruppo di magistrati – spiega Francesco Caruso, presidente del tribunale felsineo – per un argomento che richiede competenze amministrative, penali e civili».
Il prefetto Maria Forte ribadisce che «l'aggressione ai patrimoni mafiosi e il loro riutilizzo costituiscono lo strumento più efficace di lotta alla criminalità organizzata». Per Forte inoltre «una moderna politica antimafia non può basarsi esclusivamente sulla base repressiva ma deve contemplare necessariamente strumenti di prevenzione sempre più evoluti e atti ad osteggiare il fenomeno». A questo proposito il prefetto ricorda i dati delle interdittive: dal 2010 a oggi 131 provvedimenti tra divieti di iscrizione alle white list e interdittive, di cui 14 nel 2019.
«I provvedimenti – specifica – sono stati adottati nei confronti di 117 ditte operanti per la maggior parte nel settore edilizio e dell'autotrasporto». Andrea Rat, giudice di Aemilia, chiarisce che «le organizzazioni criminali sono diventate imprenditoriali e hanno nelle ricchezze accumulate il loro punto di forza ed espansione. E la prevenzione – aggiunge – non è solo banalmente quella del codice antimafia ma un ruolo fondamentale compete anche ai professionisti: devono vigilare nella fase fisiologica dei rapporti economici che tutto avvenga nel pieno rispetto della legalità».
Concorda il procuratore capo Marco Mescolini, già pm di Aemilia. «Chi si associa all'organizzazione criminale non lo fa, come è avvenuto, per spararsi con gli altri o uccidere il suo capo. Lo fa per fare soldi e quindi il ruolo dei professionisti è fondamentale». Mescolini invita poi ad essere «segugi della realtà» e a «seguire i fatti nella memoria di ciò che è successo», aiutando i cittadini a comprenderli. Il presidente dei commercialisti reggiani, Corrado Baldini, commenta: «Soprattutto sul nostro territorio questi convegni dimostrano una attività quotidiana di coordinamento tra tutte le attività civili, militari, i magistrati e i professionisti che con loro collaborano». —
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