Gazzetta di Reggio

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«Il mio grazie a Maria indimenticabile anima del mitico Topo Gigio»

Luigi Vinceti
«Il mio grazie a Maria indimenticabile anima del mitico Topo Gigio»

Il lutto della reggiana Silvana Denaro, collaboratrice della Perego  «Una donna esigente e gentile, che mi ha fatto conoscere il mondo»  

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IL RICORDO

Luigi Vinceti

«Maria era l’anima di Topo Gigio; l’ha sempre “animato” lei. Noi collaboratori ci occupavamo solo di dettagli. Mi piange il cuore pensare che se ne sia andata. L’avevo incontrata pochi giorni fa e nulla lasciava presagire la sua scomparsa». È Silvana Denaro che parla, la nostra concittadina che, con questo simpatico fantasioso personaggio, ha fatto il giro del mondo. Per anni è stata collaboratrice di Maria Perego, l’autrice che nel ’59 ha creato Topo Gigio, morta giovedì a 95 anni, mentre stava lavorando proprio al ritorno di Topo Gigio su Rai Yoyo. «Ero stata ingaggiata – racconta – fra gli anni ’80 e ’90 e mi sono sempre incaricata di fargli muovere le mani. Per Maria, Topo Gigio era come un figlio. Rammento lo Zecchino d’Oro, le riprese in tv, le interviste. Nel momento d’oro siamo andati anche in America Latina. Poi i pupazzi hanno avuto una breve fase di flessione prima di tornare prepotentemente alla ribalta. Perché parlano, raccontano, sembrano veramente vivi anche se per animarli serve l’impegno corale di tante persone».

Com’era lavorare con la Perego?

«Al centro della scena c’era sempre lei; aveva una capacità incredibile di inventare ogni volta un diverso atteggiamento, un movimento. Noi eravamo in quattro e ci vestivamo di nero per nascondere la nostra presenza mentre manovravamo le parti del suo corpo. Con appositi strumenti io agivo sugli arti superiori. Servivano tante riprese prima di avere l’assenso di Maria e proporci alle telecamere».

Dove l’aveva conosciuta?

«Al termine degli studi, quando mi iscrissi alla scuola milanese di Paolo Grassi per un corso di carattere artistico. La Perego venne ad insegnarci l’animazione dei pupazzi e iniziò a quel punto la mia avventura sui palcoscenici di tutta Italia prima di uscire dai confini con il Teatro delle Ombre che rappresentammo in Francia. Tornati in patria, insieme a Lele Luttazzi e Nicola Piovani, mettemmo in scena il Barone di Münchausen e con Maria ho preso parte all’allestimento del Don Chisciotte alla Scala. È grazie a lei che ho imparato a lavorare. Sono stati anni entusiasmanti e sono convinta che, senza di lei, Topo Gigio non sarebbe vissuto a lungo. Invece ha continuato e continua a farci sorridere. Poi gli anni passano per tutti e alla fine ciò ha inciso sugli impegni. Ma sino a poco tempo fa Maria Perego ha continuato ad operare e sinceramente la notizia della sua scomparsa mi ha colto del tutto impreparata».

Il suo legame con Reggio?

«Conobbi la città fermandomi, di ritorno da Milano, per incontrare Otello Sarzi al Teatro Muncipale. Lì ho conosciuto Mariano Dolci che è diventato il mio compagno di vita. E lì torno ormai da 34 anni». —



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