Confische ai Vertinelli: l’Appello conferma
Rimane allo Stato il maxi patrimonio dei fratelli Palmo e Giuseppe. I difensori hanno già impugnato in Cassazione
Beni in odore di ’ndrangheta da milioni e milioni di euro.
Sono stati bloccati da tempo ai due fratelli Vertinelli ed ora sul maxi sequestro tramutato in confisca nel primo grado, è arrivata anche la conferma in Appello. Originari di Cutro, ma da anni residenti a Montecchio, perlomeno sino all’arresto coincidente con la retata di Aemilia (28 gennaio 2015). Operativi come imprenditori edili, Palmo (58 anni) e Giuseppe Vertinelli (57 anni) sono stati pesantemente condannati (fra rito abbreviato e rito ordinario) nel primo grado di Aemilia. Associazione mafiosa ed altri reati nelle imputazioni costate – complessivamente – 29 anni e 10 mesi di reclusione per Palmo e 29 anni e 9 mesi per Giuseppe. La Corte ha ritenuto provato quanto argomentato dai pm Marco Mescolini e Beatrice Ronchi che inquadrano i fratelli Vertinelli come imprenditori a disposizione della ’ndrangheta, soprattutto per attività economiche come il reimpiego di denaro di illecita provenienza. Con la sentenza era arrivata per entrambi anche un’impressionante confisca di beni. In attesa in cella del maxiprocesso di secondo grado – che si terrà dai primi del 2020 nell’aula-bunker del carcere della Dozza a Bologna – i due fratelli hanno continuato, attraverso i rispettivi avvocati, la battaglia legale contro la confisca del loro patrimonio: quote societarie, appartamenti ed autorimesse, capannoni, terreni, auto, conti correnti bancari e la grande struttura del ristorante “Millefiori” di Montecchio. Si tratta di due procedimenti differenti riguardanti da una parte Palmo (difeso dall’avvocato Gaetano Pecorella) e dall’altro Giuseppe Vertinelli (tutelato dai legali Alessio Fornaciari e Maria Battaglini). Coinvolti anche mogli e figli, visto che dei beni risultano a loro intestati (o in comproprietà) ma per gli inquirenti sempre riferibili ai due fratelli. In Appello è stata confermata l’accusa di una sproporzione fra i redditi dichiarati e l’imponente patrimonio confiscato. Entrambi i provvedimenti già impugnati dalle difese in Cassazione. —
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