Reggio Emilia sul podio per numero di sfratti: depositate in media cinque richieste al giorno
La nostra provincia terza in regione dopo Modena e Bologna. La stragrande maggioranza dei casi riguarda le morosità
REGGIO EMILIA. C’è chi ha perso il lavoro improvvisamente e non riesce più a pagare l’affitto, chi deve far fronte a spese urgenti e impreviste e chi invece se ne approfitta non retribuendo al proprietario dell’immobile quanto dovuto. È un macrocosmo complesso, spesso fatto di disagi e difficoltà, quello composto dalle persone sfrattate o sotto sfratto. E anche la provincia di Reggio non fa eccezione.
Anzi. Il nostro territorio, che pur a differenza di altri offre aiuti e supporto per le famiglie senza una casa, è stato nel corso dello scorso anno fra i peggiori in tutta la regione per numero di richieste di esecuzione di sfratto presentate in tribunale: 1.767 secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno, una media di poco meno di cinque al giorno. Per capirci, prima di Reggio Emilia come provincia paragonabile alla nostra per numero di abitanti viene solo Modena, seconda in classifica con 3.351 richieste e una crescita del 2,12% rispetto al 2017.
Prima su tutte resta come sempre Bologna con 3.670 ricorsi davanti al giudice: un dato che però non sorprende considerando la popolazione della provincia capoluogo di regione che ha ormai superato il milione. Insomma, se anche le richieste di sfratto reggiane sono in calo del 24,78% rispetto all’anno precedente, Reggio Emilia resta ancora il territorio con i numeri più allarmanti.
Su 1.767 reggiani che si sono presentati in tribunale per riavere indietro il loro immobile, però, meno di un quinto di loro è riuscito a ottenerlo nel 2018. Sono stati infatti 306 gli sfratti materialmente eseguiti con l’intervento dell’ufficiale giudiziario. Più efficiente di noi ancora una volta Modena, seconda con 776 sfratti, e Bologna, 906.
Anche in questo caso i numeri sono in leggero calo rispetto al 2017 (-8,38%), quando a Reggio Emilia ne erano stati eseguiti 334 con l’intervento delle forze dell’ordine. Calo che si fa ancora più consistente se si guarda al 2016, uno degli anni più neri per la crisi abitativa reggiana. Tre anni fa le richieste di sfratto esecutivo toccarono il picco delle 2.732 domande, con 507 sfratti poi effettivamente portati a termine dall’ufficiale giudiziario.
Un dato preoccupante, in linea purtroppo con tutte le altre provincie emiliano-romagnole, emerge quando si analizzano le cause che hanno portato allo sfratto. La stragrande maggioranza delle richieste di sfratto infatti, avviene a causa delle difficoltà di pagamento, quindi per morosità degli inquilini o di chi comunque abita la casa.
E non è un caso che il fenomeno abbia partorito un termine diventato negli ultimi anni assai comune: “morosità incolpevoli”. Che si traducono puntualmente ogni anno, soprattutto in certe zone della città come via Turri, in distacchi del gas e della corrente elettrica.
Perché sono sempre più numerosi i nuclei familiari che hanno visto dalla crisi del 2008 a oggi diminuire il proprio potere d’acquisto a causa spesso della perdita di un lavoro che rappresentava l’unica fonte di sostentamento.
E se si parla di “nuove povertà”, è pur vero che la maggior parte degli sfratti riguarda cittadini stranieri o provenienti da altre regioni che a Reggio erano arrivati come forza lavoro.
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