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Salvini irrompe all’aperitivo e oscura la Borgonzoni

Roberto Fontanili
Salvini irrompe all’aperitivo e oscura la Borgonzoni

Un migliaio di reggiani Sotto Broletto tra cori, slogan, applausi e selfie «Via da Reggio gli stranieri a cui non piacciono Natale, San Prospero e i tortellini» 

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Prima gli italiani. Nella sanità, nell’assegnazione delle case popolari e in tutto il resto. E liberare l’Emilia Romagna dalla sinistra.

Questi i due temi centrali del comizio di Matteo Salvini e del candidato governatore Lucia Borgonzoni che ieri sera intorno alle 19. 20 sono arrivati Sotto Broletto dove erano attesi da un migliaio di reggiani, anche se la stima dei presenti stipati sotto lo stretto budello non era per nulla facile. Nella calca spiccava lo striscione “No biogas” ed proprio da lì che è partito Gianluca Vinci per raccontare cosa non funziona a Reggio.

Ma ben presto l’arrivo di Salvini sul palco ha distolto l’attenzione della platea che ha intonato cori e applaudito Salvini interrompendo Vinci. Bomberino azzurro con la scritta Italia e in tasca la sciarpa della Reggiana ricevuta poco prima, il leader della Lega è partito proprio dal calcio per dire che «se le cose al Milan continueranno così presto ci sarà lo scontro diretto con la Reggiana». Poi Salvini parla di politica nazionale e non manca di attaccare il presidente della Regione Bonaccini. «Questo governo – dice – ogni giorno inventa una tassa nuova». Poi, senza citarla espressamente, accenna a Bibbiano mentre accusa il governo di «tagliare 2 milioni di euro per le adozioni, mentre in Emilia c’è chi porta via i bambini alle famiglie per fare business».

Ed è un crescendo di slogan e applausi. Dalla promessa di difendere “quota 100” a un nuovo attacco al governo che «riapre i porti, ma in Italia si viene se si ha diritto o si torna da dove si è venuti». Così come devono tornare a casa gli stranieri che arrivano a Reggio «a cui non piace Il Natale, il presepe, San Prospero e i tortellini». Un ultimo attacco alla sinistra che «è capace solo di insultare», prima di lisciare la piazza con un perentorio «qui non ci sono fascisti, ma italiani orgogliosi di esserlo e mi piacerebbe che il 26 gennaio 2020 fosse ricordato come la festa della libertà”.

Più difficile per Lucia Borgonzoni tenere la piazza che è tutta lì per Salvini. «Nella nostra Regione – urla – la sanità non funziona e quella che funziona meglio è quella veneta, mancano le infrastrutture e l’Appennino si sta spopolando», per poi ribadire che «le case popolari vanno assegnate prima agli italiani». Infine l’invito a tutti ad essere presente il 14 novembre alla manifestazione di Bologna. «Sarà una battaglia difficile – afferma – ma insieme possiamo prendere l’Emilia poi ci prenderemo Roma». Ma è Salvini a riprendere il microfono per un ultimo saluto e dare il via alla saga dei selfie con circa 200 persone in fremente attesa prima del trasferimento al Golf Club San Bartolomeo per la cena con 250 commensali. —



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