«La direzione dell’Ausl ha tutta la mia fiducia»
Il sindaco Vecchi sulle proteste per le agende chiuse: «La qualità del nostro sistema sanitario non è in discussione»
«La direzione dell’azienda sanitaria, insieme a tutti quei professionisti che hanno firmato la lettera apparsa sulla Gazzetta, che rappresentano la grande spina dorsale del nostro sistema sanitario, hanno tutta la mia fiducia». E poi: «Non è un elemento di giustificazione. Nessuno discute che la propensione debba essere quella di migliorare e che vi possano essere imperfezioni, ma tutti i sistemi complessi hanno imperfezioni: i Comuni, i tribunali, le università, le aziende, probabilmente anche i giornali. Esiste un sistema complesso che non palesa qualche inefficienza? Se sì, qualcuno batta un colpo».
E ancora: «L’Ausl conta un bilancio da un miliardo e 300 milioni, quasi settemila dipendenti. È una delle più grandi aziende del territorio, che gestisce qualcosa come tre milioni di prenotazioni all’anno. Su una comunità di circa 500mila persone, vuol dire coprire una media di sei prenotazioni al giorno, senza dimenticare decine di migliaia di interventi chirurgici e di ricoveri. È nelle cose non essere sempre nelle condizioni di dare al meglio qualche risposta».
Sente l’esigenza di «riportare equilibrio» nella valutazione generale. E non nega che ci siano problemi e difficoltà da risolvere. Ma di fronte alla bufera innescata dal blocco delle liste, il sindaco di Reggio, Luca Vecchi, vuole aprire una riflessione, appellandosi al buon senso dei reggiani: «Faccio un esempio che mi riguarda direttamente – afferma Vecchi – io dico sempre che un sindaco il più delle volte si trova nelle condizioni di dover dire dei no. Per fortuna, invece, la nostra sanità è in grado quasi sempre di dire dei sì. Lasciamo fuori ogni dinamica speculativa, anche elettorale, sulla qualità di un sistema sanitario qual è il nostro, che non si discute se confrontato con il sistema italiano. È un dato oggettivo il mio, prima ancora di una valutazione politica».
Sindaco, il blocco delle agende ha però suscitato fra i nostri lettori un’ondata inedita di testimonianze e proteste.
«È giusto riconoscere i problemi, là dove ci sono. Ma io credo che serva buonsenso e intelligenza riflessiva. Credo che la direzione aziendale sanitaria non solo ha riconosciuto le difficoltà, ma anche cercato di indicare una strada. È però doveroso avere consapevolezza della complessità del sistema sanitario, perché lì c’è il punto di equilibrio della valutazione. E per capire la complessità bisogna alzare anche lo sguardo».
Ovvero?
«Viviamo in un Paese, l’Italia, dove l’80% della sanità è in dissesto, dove il problema sono le prestazioni che mancano e non le prenotazioni. Mancano le tecnologie, talvolta mancano anche i farmaci, i professioni e gli ospedali. Questa è l’Italia».
Sembra una difesa d’ufficio, la sua, di fronte a problemi che comunque sono emersi in questi giorni. Nessuno mette in discussione il valore della sanità reggiana ed emiliano-romagnola di fronte ad altre zone d’Italia. Ma non si può negare la proporzione del problema suscitato dal blocco delle liste. Non crede?
«La sanità reggiana non ha bisogno della difesa d’ufficio del sindaco, ma ha avuto il giusto riconoscimento da migliaia di cittadini, che da generazioni hanno compreso la qualità del lavoro dei tecnici, degli infermieri e dei professionisti che ogni giorno hanno garantito qualità del nostro sistema sanitario e del diritto alla salute, che e talvolta nel resto del Paese è un miraggio...».
Non cada però anche lei nell’equivoco. Segnalare pubblicamente un disservizio sentito non vuol dire attaccare gli operatori sanitari. Non pensa invece che la politica stia chiedendo troppo alla sanità pubblica a fronte di risorse non sempre all’altezza?
«L’argomento penso sia pertinente. Ma è necessario riportare un punto di vista equilibrato a tutela del buon sistema. Questo non impedisce di fare i conti anche con alcune centinaia di segnalazioni che vi sono arrivate, in un sistema che ne gestisce comunque tre milioni nell’arco di un anno. È a questo che mi riferisco invitando a guardare la complessità del sistema. Detto questo, è vero, la politica chiede tanto. E lo chiede laddove le comunità chiedono tanto, nel senso che quando si amministra la cosa pubblica, se gli amministratori sono bravi, anche le comunità alzano l’asticella, creando un circuito virtuoso. Dove il governo pubblico è inefficiente, invece, anche le comunità si disimpegnano e alimentano un circuito che invece diventa vizioso».
Non sente però la necessità di dover dire qualcosa anche ai cittadini? In fondo sono loro ad aver subito il disservizio. E a segnalarcelo...
«Io sono dalla parte del cittadino. A prescindere anche dal mio ruolo, proprio nel momento in cui posso dire con orgoglio di avere una sanità affidabile in termini di prevenzione, cura e diagnosi, umanità del professionisti, dotazioni tecnologiche e investimenti non sto rivendicando risultati politici, ma sto attestando risultati che sono proprio a beneficio dei cittadini, ogni giorno. Per questo rispetto al particolare problema delle liste penso non si debba condannare l’intero sistema. Io mi tengo dalla parte di chi fruisce delle prestazioni, di chi è grato e orgoglioso di vivere in una città che può dire questo. Ripeto. È un dato oggettivo il mio».
Ma cosa può fare il sindaco del Comune capoluogo di fronte a problemi sanitari come questi che si sono verificati in questi giorni? Può parlarne con la Regione? Può farlo in conferenza sanitaria territoriale?
«Il sindaco si occupa ogni giorno di sanità, una delle cose più importanti della comunità, anche se non ha competenza giuridica, che invece appartiene all’amministrazione regionale. Il nostro compito, così come quello degli altri sindaci che hanno presidi ospedalieri nei loro Comuni, è supervisionare e indirizzare l’azienda sanitaria, la cui organizzazione complessa resta però in capo alla direzione. E mi sembra che l’azienda in questo caso abbia dato risposte chiare ed esaustive, sia della consapevolezza delle criticità che della direzione da intraprendere per un ulteriore miglioramento del sistema».
Ma non pensa che sarebbe stato semplicemente bastato comunicare prima della chiusura che ci sarebbero stati possibili disagi sulle liste? Magari si evitavano tutte queste proteste...
«Col senno di poi al mondo si potrebbero evitare tante cose. L’importante è che l’azienda abbia con grande chiarezza spiegato dov’è il problema e come intende risolverlo». —
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