E voi, come lo preparate? Con la Gazzetta il questionario per individuare il vero cappelletto reggiano
Qual è la ricetta del vero cappelletto reggiano? E' la domanda alla quale intendono dare risposta dall’Associazione del Cappelletto Reggiano, che sta preparando un disciplinare per ottenere la certificazione di prodotto Deco (Denominazione Comunale), primo passo verso forme di tutela e promozione più articolate
REGGIO EMILIA. Anche la Comunità dei lettori della Gazzetta di Reggio partecipa all’indagine promossa dall’Associazione del Cappelletto Reggiano, che sabato 16 novembre approda in Sala del Tricolore. Vi proponiamo infatti le due pagine del questionario per costituire il disciplinare del cappelletto reggiano.
Le risposte al questionario nella loro totalità e per le loro pecularità formeranno il modello della pasta farcita della nostra provincia. Oltre a questa versione online, potrete trovare i questionari anche sulla versione cartacea del nostro giornale e (per chi è iscritto) nella newsletter della Comunità dei Lettori. Le pagine compilate vanno spedite all’Associazione del Cappelletto Reggiano, via Emilia San Pietro, 16, Reggio Emilia o a info@cappelletto-reggiano.it.
IL PROGETTO. Quello che verrà presentato e depositato sabato prossimo in Sala del Tricolore sarà un disciplinare in brodo e al dente. Cioè con il grado di cottura giusta: non vincolerà, non decreterà, non indicherà il migliore e tutti gli altri no.
Sarà un prontuario identificativo, anche liquido, perché l’obiettivo dell’Associazione del Cappelletto Reggiano è quello di delineare le caratteristiche della specialità farcita della nostra provincia, che non è, non è mai stato e non può essere simile a quelle dei territori vicini.
Il cappelletto reggiano non è quello mantovano, non ha nulla a che fare con l’anolino parmense o parmigiano, è distante dal tortellino modenese e men che meno dal marubino cremonese.
Distintività e unicità della nostra pasta ripiena sono le parole d’ordine dell’Associazione che si è costituita il 12 marzo di quest’anno. Gli “attivisti” del cappelletto sono donne impegnate nella cucina di casa e ristoratrici (non mancano uomini).
Il disciplinare a breve potrebbe approdare al riconoscimento del cappelletto a prodotto Deco (Denominazione Comunale) come primo passo verso forme di tutela e promozione più articolate e vaste. L’Associazione ha distribuito centinaia di questionari per raccogliere l’infinità di variabili del cappelletto entro l’ambito reggiano, e costruire un perimetro entro il quale identificarne il modello. Ecco quindi in proiezione la nostra specialità non come deve essere, ma come può essere considerato appunto reggiano.
Tre le pecularità fondamentali: il pesto deve essere cotto (a differenza di altre farciture di altri territori che invece va posto in sfoglia a crudo); la pasta dentellata; il foro che deve essere impercettibile, pressoché inesistente.
LA PRESENTAZIONE. L’illustrazione e il deposito della “legge” dedicata al prodotto identitario è in programma sabato prossimo alle 16.30 in Sala Tricolore, ed è aperta a tutti.
È certa la partecipazione di molte autorità locali e di specialisti della gastronomia e appassionati di storia. Ma di non solo disciplinare vive e vivrà l’Associazione. Infatti la presidente Fulvia Salvarani (contitolare con il marito Gianni D’Amato del Caffè Arti e Mestieri) aveva spiegato: «L’idea è quella di aiutarci a trovare idee ed esperienze di qualità per narrare oggi una tradizione consolidata. Desideriamo infatti aiutare le nuove generazioni ad introiettare questo prezioso sapere che passa di mano in mano da anni e che caratterizza la storia del nostro territorio e della nostra comunità. Ancora, intendiamo proporre alla città laboratori di formazione per insegnare a “fare” il cappelletto, con l’obiettivo di salvaguardare non solo la memoria, ma anche il “saper fare” di questo nostro piatto così identitario».
Le adesioni e la partecipazione all’Associazione sono sempre aperte. Per informazioni è possibile chiamare questo numero telefonico: 328 8909980. —
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