Ferrarini approda al ministero la crisi torna un caso nazionale
Partita calda al Mise oggi dopo l’addio di Amadori e la cordata alternativa a Pini L’azienda in tour nelle fiere internazionali. I sindacati chiedono garanzie sul lavoro
REGGIO EMILIA. La crisi del gruppo Ferrarini torna sul tavolo del ministero dello Sviluppo Economico davanti anche alle sigle nazionali Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil, che chiedono la conferma delle garanzie occupazionali. Ma la vertenza ha cambiato faccia e potenziali interlocutori rispetto a quando era stato firmato l’incontro a Roma. La questione è presto detta: il ministero vuole aggiornare la situazione che riguarda il destino di oltre 500 dipendenti tra Ferrarini, l’omonima società agricola e la controllata Vismara.
INCOGNITA VISMARA
Quest’ultima è la partita più incerta dopo l’addio del gruppo Amadori, che doveva rilevare il ramo abbandonando però il dossier. La famiglia reggiana del gruppo agroindustriale dei prosciutti aveva quindi ritirato il precedente concordato preventivo presentandone uno nuovo. Ma invece che ottnere un termine massimo di 120 giorni, si è vista assegnare dal tribunale di Reggio un termine di 90 giorni. Lisa Ferrarini, insieme ai suoi consulenti, dovrà trovare un nuovo compratore per Vismara. Ci sarebbero già contatti avviati ma il giudice delegato Niccolò Stanzani Maserati attende proposte concrete a stretto giro. Intanto l’azienda dovrà assolvere agli obblighi informativi al giudice delegato con cadenza almeno mensile e sotto la vigilanza del commissario giudiziale Franco Cadoppi sulla gestione finanziaria dell’impresa di Lecco e sull’attività compiuta ai fini della predisposizione della proposta e del piano. Lisa Ferrarini, infatti, punta ancora alla vendita di Vismara per proseguire con il piano di salvataggio impostato con il gruppo Pini, che vuole solo parte dell’impero reggiano dei salumi, pronto a investire 15 milioni di euro per un nuovo stabilimento a Reggio Emilia.
I CONCORRENTI
Ed è qui che si insinua la nuova cordata che si è presentata pochi giorni fa, formata da Intesa Sanpaolo (la più grande banca italiana) insieme alle coop emiliane del settore formate dal gruppo Bonterre (un miliardo di ricavi con marchi come Casa Modena e Parmareggio), la coop di macellazione Opas (sede a Mantova e produzione a Carpi) e i pugliesi di Casillo Partecipazioni (società a capo di Casillo Group, attiva nelle materie prime agricole). Una cordata che ricompone al suo interno un’intera filiera e che punta al colpo grosso Ferrarini per scalzare il colosso Pini.
L’AZIENDA AL LAVORO
Intanto prosegue il lavoro di Ferrarini sullo schiacchiere agroalimentare internazionale. Si è da poco conclusa la partecipazione di Ferrarini al Bellavita Expo di Londra, l’importante trade show dedicato alla promozione delle eccellenze gastronomiche del Mediterraneo, tenutosi a Londra il 7 e 8 novembre. Durante l’evento, che segue la partecipazione dell’Anuga a Colonia e anticipa l’inaugurazione del nuovo Eataly di Toronto, Ferrarini ha presentato la sua offerta al mondo della ristorazione, dell’ospitalità e dell’alta cucina del Regno Unito «I nostri prodotti- dichiara il direttore marketing Claudio Rizzi- hanno riscontrato un evidente interesse e successo, a partire dal Parmigiano Reggiano Non Ogm e dal Prosciutto Cotto Big Storico che hanno piacevolmente sorpreso anche i più esperti per la loro elevatissima qualità». —
Enrico Lorenzo Tidona
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