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La missione di Gazzotti in Bolivia nell’epicentro degli scontri locali

Adriano Arati
La missione di Gazzotti in Bolivia nell’epicentro degli scontri locali

La richiesta di aiuto al Papa dal missionario della “Casa de los Niños” «Abbiamo paura, Bergoglio si metta in contatto con il presidente Morales»

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TOANO. Una situazione difficilissima, di paura e incertezza, che coinvolge anche una realtà amatissima nella valle del Secchia. La sta vivendo la Bolivia, da quasi venti giorni alle prese con scontri, tensioni che hanno provocato il brusco addio del presidente Evo Morales.

Da tanti anni in Bolivia, nella poverissima zona metropolitana di Cochabamba, è arriva anche una realtà reggiana, la “Casa de los Niños” gestita dal missionario toanese Aristide Gazzotti e sostenuta dall’Italia dall’omonima associazione con sede a Roteglia di Castellarano.

Dall’inizio del nuovo millennio, Gazzotti e tanti volontari hanno costruito un percorso prezioso per bambini e comunità boliviana, alle prese con condizioni durissime, fra malformazioni causate da inquinamento, abbandoni, un altissimo tasso di Hiv oltre ad una povertà totale.

Centinaia di bambini, fra cui molti provenienti dalle popolazioni “indie” della foresta amazzonica e dell’altipiano andino, senza la “Casa de los ninos” non avrebbe il benché minimo sostegno.

L’instabilità politica aumenta il livello di pericolo e di potenziali violenze, già di suo molto elevato. Un neonato è morto perché, nel caos attuale, non è stato possibile raggiungere in tempo una struttura sanitaria.

Nei giorni scorsi Aristide Gazzotti aveva lanciato un appello rivolto a Papa Bergoglio, visto come unico interlocutore in grado di dare ascolto e risultati. Gazzotti auspicava una chiamata al presidente Evo Morales, «per mostrare la preoccupazione che tutti noi stiamo vivendo, soprattutto i nostri bambini ammalati che non possono arrivare in tempo in ospedale per le cure. Uno di loro, che si stava nutrendo dal seno di una delle nostre giovani mamme boliviane, è morto mentre cercavamo di arrivare all’ospedale. Siamo arrivati troppo tardi a causa dei tanti blocchi stradali».

Uno scenario cupissimo e dolorosissimo, che ora rischia di inasprirsi ulteriormente con l’addio di Morales alla capitale La Paz. L’ex presidente si sarebbe rifugiato proprio nella zona di Cochabamba, che potrebbe quindi diventare l’epicentro di battaglie e tensioni ancora più forti. Con migliaia di bimbi che potrebbero farne le spese. —

Adriano Arati

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