Uccise il rivale: sconto di pena in appello
Riformata la condanna all’assassino: da 16 a 14 anni. Amarezza per i familiari del 22enne vittima dell’omicidio del 2014
REGGIO EMILIA. Sentenza riformata con taglio della pena in abbreviato per omicidio volontario da 16 a 14 anni di carcere. È quanto deciso dalla Corte d’Appello di Bologna nei confronti di Mustapha Ghulam, 46 anni, condannato per omicidio, occultamento e distruzione di cadavere.
Reati consumati nel 2014, scoperti dopo un’indagine complessa che svelò una delle vicende criminali più intricate degli ultimi anni. Ad essere ucciso è stato un giovane, il 22enne Ahmed Waqas, che fu tratto con un inganno da Ghulam e dal 39enne Shamraiz Sadiq Naveed.
Quest’ultimo, attualmente libero e già rinviato a giudizio, ha scelto il rito ordinario ed è in attesa del processo in Assise a Reggio. Ma la corte deve essere ancora formata e sembrano esserci problemi per la composizione anche della giuria popolare, con rinvio della prima udienza all’anno prossimo.
Amarezza tra i famigliari del ragazzo, che sono in attesa ora con i loro avvocati di poter leggere le motivazioni che hanno portato alla riforma della sentenza, avendo già lamentato in primo grado la brutalità con la quale è stata spezzata una così giovane vita.
Entrambi gli imputati sono accusati fin da principio di aver ucciso il connazionale pakistano. Il 22enne fu prima colpito con un fendente al ventre, poi con un altro alla gola, la notte del 15 febbraio del 2014, e sotterrato in un campo in via Cascina a Fabbrico. Il cadavere fu trovato infatti molti mesi dopo.
La vicenda è stata alquanto difficile da decifrare, svelata grazie a indagini certosine. I due avrebbero architettato una messa in scena per far cadere il connazionale nella trappola e quindi ucciderlo. Hanno fatto innamorare Waqas di una donna in realtà inesistente se non su un profilo Facebook da loro gestito, per indurlo ad allontanarsi da Fabbrico per seguirla in Germania.
Un delitto feroce aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalla crudeltà, secondo l’accusa portata avanti dal pm Giacomo Forte nelle prime fasi del processo. Aggravante, quest’ultima, non riconosciuta già in primo grado dal gup Luca Ramponi. Il pm aveva chiesto l’ergastolo per Ghulam ma la concessione della attenuanti generiche e i benefici del rito abbreviato aveva portato la condanna a un taglio netto a 16 anni.
Ora, con il secondo grado, è giunto un ulteriore taglio alla condanna di 2 anni, sui quali si pone l’attenzione delle parti civili costituitesi in giudizio per il padre e lo zio materno della vittima. Sullo sfondo del delitto ci sarebbero questioni passionali. L’innesco degli attriti sarebbe scattato sulla base di alcune malignità che il 22enne aveva riferito sul conto della moglie di Naveed, la quale era rimasta in Pakistan. Un movente con implicazioni sessuali, con il cadavere trovato evirato, segno di spregio nella cultura pakistana secondo l’accusa. —
Enrico Lorenzo Tidona
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