Ezio Mauro: «Il Muro di Berlino parla di sé e di tutti i muri»
In duecento in biblioteca per ascoltare il giornalista ex direttore di Repubblica «L’ossessione del potere era il controllo, il suo motore il sospetto»
ALbinea. «Il Muro di Berlino è il padre di tutti i muri, è giusto che parli per se stesso e per tutti gli altri».
Così Ezio Mauro, già direttore di Repubblica, parlando a quasi duecento persone nella sala civica della biblioteca di Albinea, lunedì sera, ha posto un confine ideale tra il presente e il passato dei muri in Europa. Costruito nel 1961 e abbattuto nel 1989, il Muro di Berlino è uno dei simboli cardine di un Novecento che, già da diverse generazioni, gli studenti possono studiare sui libri di storia. Ezio Mauro, in occasione del trentennale dell’abbattimento, ha raccontato gli eventi che lui stesso definisce «il fallimento della mia generazione». La serata, organizzata dal Comune e dalla Biblioteca di Albinea, assieme ad Anpi, Arci, Pro loco e Lions Club e moderata dal direttore della Gazzetta di Reggio Stefano Scansani, ha tenuto in religioso silenzio una platea variegata, composta sia da chi, quel 9 novembre 1989, c’era e da chi invece ne ha solo sentito i racconti.
Nel saluto del sindaco Nico Giberti è trapelato anche l’orgoglio di poter ospitare, nel Comune che custodisce il primo pezzo del Muro portato in Italia, la presentazione del libro di Ezio Mauro “Anime Prigioniere” (Feltrinelli e Repubblica), che percorre i luoghi e gli attori che hanno deciso la caduta della barriera che separava l’Est dall’Ovest. Il muro, ideale e fisico, su cui si consumava la continua battaglia tra Comunismo e Capitalismo, nonché il «motivo di rassicurazione dell’Occidente» che ha suggellato con il cemento gli Accordi di Yalta, viene raccontato con gli occhi di un esperto cronista.
Mauro visita i luoghi e ne carpisce i dettagli. L’opera è infatti il lavoro attento e minuzioso di chi, trent’anni fa, era lì per raccontare quello che stava succedendo. Oggi però, dopo che molto inchiostro è stato versato sulle pagine dei libri di storia «è necessario riempire le lacune» che sono rimaste.
Quel giorno di ottobre 1989 quando, da corrispondente per Repubblica dall’Urss, era a Berlino ad assistere all’ultima parata di stato della Ddr, Mauro ci racconta che quell’evento, stampato indelebilmente nella memoria di tutti noi al pari della caduta delle Torri Gemelle e del rapimento di Moro, stava già accadendo nelle menti dei potenti di allora. La caduta, descritta così inaspettata e improvvisa, in realtà si poteva già scorgere. Ricostruendo conversazioni con i vertici della politica di quel tempo, il reportage si dirama tra gli uffici della celeberrima Stasi fino a raccontare con occhi vigili il significato del Museo del Muro e intervistando chi, volente o nolente, la storia l’ha vissuta sulla propria pelle.
«L’ossessione del potere era il controllo. Il suo motore il sospetto, il suo metodo la sorveglianza, il suo risultato il dossier», scrive Mauro spiegando la potente macchina dello spionaggio e della sicurezza della Ddr. «Il Kgb poteva contare nelle Russie su una spia ogni 1.600 cittadini, la Securitate a Bucarest su un agente ogni 1.500 romeni, la Stasi nella Ddr disponeva di una rete colossale, con un informatore ogni 50 persone».
La serata si è svolta, non a caso, nella sala che ospita la mostra realizzata dal centro educativo pomeridiano “Rondine Azzurra” di Albinea che, in occasione dei trent’anni da quella data del 9 novembre, ha voluto realizzare il percorso “attorno e dentro al Muro”. I ragazzi hanno riflettuto sul tema della barriera come simbolo culturale, archetipo e strumento di incomunicabilità ed esclusione, in un’Europa che, troppo spesso sceglie di innalzare barriere sui propri confini. Ieri come oggi però, ci insegna Ezio Mauro grazie al suo attento lavoro di cronista, i muri non rappresentano altro che la «negazione della politica» e, si sa, sono fatti per essere abbattuti. —
Gabriele Gatti
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