Morte di Emili e della mamma Il perito: «Cartelli non a norma»
REGGIO EMILIA. «La segnaletica alla stazione a monte della cabinovia sul Corno del Renon, in provincia di Bolzano, non era chiara e i cartelli non erano a norma».
È quanto scritto nella dettagliata relazione di Ernesto Rigoni, esperto nella tracciatura delle piste da sci di Trento, nominato perito dal giudice per le indagini preliminari di Bolzano, Emilio Schoensberg, per l’incidente con la slitta costato la vita alla bambina reggiana di 8 anni, Emili Formisano, e alla madre Renata Dyakowska (38 anni), avvenuto il 4 gennaio scorso sulla pista da sci del “Lago Nero”, nel comprensorio del Corno del Renon, in Alto Adige.
Mamma e figlia, che si trovavano in vacanza in Alto Adige con la famiglia (padre e fratello di Emili erano con loro fino a pochi minuti prima della tragedia), erano finite su una pista da sci di categoria “nera”, vietata agli slittini, indicata con il simbolo di divieto e con la scritta solo in lingua tedesca (Rodeln verboten, “slitta vietata”).
Data la forte pendenza, improvvisamente madre e figlia avevano perso il controllo dello slittino per poi schiantarsi contro un albero a bordo pista.
La piccola Emili, 8 anni, era morta sul colpo, seguita, una quarantina di giorni dopo, dalla madre Renata, causa le gravi lesioni riportate nel rovinoso incidente.
Stando allo studio fornito dal perito, la segnaletica era posizionata troppo lontana dall’arrivo della cabinovia e, quindi, non conforme alle norme Uni sulla segnaletica delle piste da sci.
Inoltre, il perito ha affermato che la pista per slittini, che si dirama con una curva dall’area comune, doveva essere separata da quella destinata agli sciatori con una barriera di sicurezza per evitare, forse, il possibile errore. —
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