Rezdore, appassionati e chef Chi sono i primi soci del sodalizio
La storica Santi: il cappelletto sa di famiglia, casa, mani femminili di gesti antichi e rituali e di tempi lenti, scelte precise, non contrattabili
I fondatori
I soci fondatori dell’Associazione del Cappelletto Reggiano sono i seguenti: Bagnoli Giuliano, Bertolini Edi, Bonacini Domenico Massimo, Codeluppi Francesca, Ferretti Alessandra, Ferretti Deanna, Grandi Silvia, Ieran Margherita, Marmiroli Anna, Masini Sonia, Menozzi Eugenio, Morini Danilo, Paglia Maria, Pernal Castro Maria Dolores, Salvarani Fulvia, Santi Clementina, Silvi Paola, Spallanzani Daniela, Albergo Miramonti di Scaruffi Ettore-Elena & c. di Castelnovo Monti (Reggio Emilia), Badessa di Ferrari Luca e Ruozzi Alberto di Casalgrande (Reggio Emilia), Degoli Arnaldo & Figlie di Rubiera (Reggio Emilia), Fattorie Canossa di Reggio Emilia, Il Bagnolo di Bagnolo in Piano (Reggio Emilia), La Casereccia di Aldrovandi Cesare Alessandro & C.s.n.c. di Suzzara (Mantova), Osteria in Scandiano di Medici Simone e Andrea a Scandiano (Reggio Emilia), Pause Atelier dei Sapori di Reggio Emilia, Piera di Lombardi Stefania & c. di Ventasso (Reggio Emilia), Ristorante A Mangiare di Donati, Agoues & c. di Reggio Emilia, Ristorante Bar La Montanara di Ventasso (Reggio Emilia), Ristorante Da Geremia di Nobili Massimiliano di Castelnovo Monti (Reggio Emilia), Ristorante I Maccheroni di Marcello Farioli a Sidney (Australia).
Per approfondire la storia del cappelletto sono al lavoro gli storici dell’Associazione.
Tra loro, anche Clementina Santi, che entrando nel merito sottolinea: «Con la sua forma rotondeggiante, piccolo e discreto, morbido e un po’ sensuale (ombelico di Venere), il cappelletto sa di famiglia, di casa, di mani femminili, di gesti antichi ripetuti e rituali e di tempi lenti, di scelte precise, non contrattabili. L’idea dell’Associazione nasce da una geografia vasta: il cappelletto reggiano si colloca in un luogo che percorre tutta la via Emilia e tutte le paste ripiene che la “abitano”: da Parma, con i suoi “anolini” a Modena e a Bologna con i loro “tortellini”. Nel mezzo c’è la nostra Regium Lepidi, che di questo itinerario è il cuore, o meglio, se vogliono rimanere in tema, l’ombelico (“onfalo” come dicevano gli antichi greci), da cui tutto si genera e trae alimento». —
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